Republika

Nowe sytuacje

1983 (Polton) | post-punk, art rock

Durante la guerra fredda, la Polonia fu il paese del patto di Varsavia con la scena rock di maggiore impatto. Nonostante la situazione sia risultata in più tratti tragica, nonostante alcuni casi di censura, nonostante i tentativi di boicottaggio da parte delle forze dell’ordine, nonostante la fuga di alcune figure di spicco della cultura locale, gli artisti furono lasciati liberi di produrre musica rock, e allo scattare degli anni Ottanta lo fecero con una furia da lasciare attoniti. Il rock duro e il post-punk, anche nelle forme più sperimentali, invasero le classifiche vendendo valanghe di dischi. In periodi in cui era difficile persino rimediare i generi alimentari, molti ragazzi non erano disposti a privarsi del vinile appena pubblicato dai loro eroi: meglio la fame che essere tagliati fuori dall’unica cosa ancora capace di farli sentire vivi.
La new wave polacca, o più semplicemente nowa fala, generò nella prima metà degli Ottanta quattro band capaci di entrare nelle case di tutti i giovani del paese, quattro band i cui nomi sono indissolubilmente legati fra loro, in una rivalità che in realtà non c’è mai stata, semmai uno stimolo reciproco nel dare voce a coloro che ne avevano bisogno: i Lady Pank, i Maanam, i Perfect, e per l’appunto i Republika. Quest’ultimi sono oggi i più celebrati dalla critica e dagli ascoltatori di musica alternativa.

Si rimanda alla lettura della monografia sui Republika già pubblicata da OndaRock, allo scopo di informarsi sia sulle vicissitudini che portarono alla nascita della band, sia sul complicato contesto in cui questa operò durante i primi due anni di vita (ovvero, durante la legge marziale proclamata dal generale Wojciech Jaruzelski), sia sul suo interscambio con il pubblico di Radio Trójka (un caso più unico che raro – in un regime comunista – di megafono per i dissidenti che aveva sede all’interno della macchina istituzionale). 
In questa sede ci si limiterà a ricordare che, prima di giungere all’album preso in esame, i Republika erano già noti al grande pubblico, per via di una manciata di singoli diffusi a partire dal maggio del 1982, e culminati nel dicembre di quello stesso anno nell’inno generazionale “Biała flaga” (“Bandiera bianca”), che si scagliava con veemenza contro partito e istituzioni, pur senza fare nomi.

Il 33 giri di debutto, “Nowe sytuacje”, vide la luce nell’aprile dell’83, ottenendo un clamoroso successo di vendite: con 360mila copie sarà il terzo disco più diffuso dell’anno, ma risulterà il primo per entrate nelle casse dello stato, dato che con abile mossa venne messo in commercio a un prezzo nettamente più alto degli altri album. Ovviamente di quelle entrate la band non vedrà neanche l’ombra. La rockstar non era considerato un mestiere serio dalle autorità, e chi intraprese quella strada dovette accontentarsi di un normale stipendio, come un qualsiasi impiegato. Molti artisti riscontrarono così grosse difficoltà nella vita quotidiana: i loro dischi facevano guadagnare soldi a palate a un sistema corrotto, ma loro dovevano continuare a vivere in palazzi/alveari o attendere due ore davanti a un negozio di alimentari, in mezzo alle persone più indigenti (qualsiasi documentario sulla Polonia dell’epoca vi mostrerà file infinite di persone in attesa di ricevere beni di prima necessità). Si verificarono così episodi in cui i cantanti vennero riconosciuti, ricevendo commenti sprezzanti da parte di un pubblico convinto della loro posizione benestante.
A pensarci bene, la memorabile copertina a bande bianche e nere diagonali rappresenta alla perfezione il mondo in cui i Republika erano costretti a vivere: ridotto ai minimi termini, freddo, schematico, ma anche capace di brutalità. Non a caso il disco successivo, “Nieustanne tango”, presenterà lo stesso disegno, simbolicamente danneggiato da una bruciatura. Il grafico era Andrzej Ludew, manager della band.

Per la nowa fala dei Republika è il momento di fare il punto della situazione: chitarre effettate e in levare, pianoforte martellante, assoli di flauto traverso stile Jethro Tull sotto amfetamina, ritmi sincopati, cambi di andamento a getto continuo e bizzarrie d’ogni tipo (i tempi dispari di “Śmierć w bikini” e “Halucynacje”, il codice morse di “System nerwowy” eccetera). Non si capisce bene di che creatura si tratti, il suono è abrasivo, ma la produzione – curata dalla stessa band – vanta una professionalità assoluta; i pezzi sono ossessivi come il punk, ma densi di trovate che ricordano il rock progressivo.
A lasciare basiti sono però le parti vocali, che portano all’estremo quanto mostrato nei primi singoli. Per essere sicuro di far arrivare il messaggio, il cantante e polistrumentista Grzegorz Ciechowski costruisce pezzi che sono di fatto dei mantra in forma rock. La parola che viene ritenuta chiave del concetto, o in alcuni casi semplicemente una sillaba piazzata in posizione strategica arriva a essere ripetuta anche cinquanta volte in una canzone. Spesso sfociando, al termine di una delle scariche, in singulti, vocalizzi nasali e grida disperate, che nel corso del tempo avrebbero generato un vero e proprio marchio di fabbrica. Il resto lo fanno i continui sbalzi di umore, dal sensuale al rabbioso, dal misterioso al ridente. È un’aggressione continua, rinforzata dal fatto che i compagni aiutano Ciechowski ai cori, creando in alcune parti dei muri vocali nel segno dell’isteria.

La title track va subito all’attacco: “Queste sono nuove nuove nuove nuove situazioni, nuove nuove nuove nuove situazioni, nuove nuove nuove nuove situazioni, nuove nuove nuove nuove situazioni, nuove situazioni nuovi orientamenti”. 
Il riferimento è alle proteste contro il partito che hanno attraversato la Polonia nel 1982. Nonostante i numerosi arresti e il momentaneo scioglimento di Solidarność, Ciechowski è consapevole che la popolazione non ha ancora perso la speranza e che le trattative sono destinate a riprendere. Il suo intuito coglie nel segno e il 22 luglio 1983 la legge marziale viene sospesa, per quanto da lì al 1989 ci sarà modo di assistere a diversi altri soprusi.
Il manifesto di “Mój imperializm” non ha bisogno di spiegazioni: “Il mio imperialismo ti consumerà […] Ormai sei mia, non tua, non tua, non tua, no. Un capitale straniero ti divorerà. Ti farò credere che la rivoluzione è peccato, e non farai nulla”.
Più stratificata la simbologia di “Arktyka”. “La Siberia ha fatto irruzione nei nostri cuori” canta Ciechowski, per poi descrivere nella scena finale individui morenti di freddo nelle proprie abitazioni. Si può leggerla sia come una fotografia della connivenza borghese nei confronti del regime, sia come uno spaccato di vita reale, dato che fra i materiali razionati dell’epoca c’erano anche i combustibili per il riscaldamento. Per sottolineare, parti del brano sono accompagnate da uno spettrale soffio di vento, mentre il chitarrista Zbyszek Krzywański si ritaglia lunghe bordate, taglienti come lame.
Benché denso di oscuri presagi, il testo di “Śmierć w bikini” è uno dei pochi non politici. Sedotto da una donna in costume da bagno, Ciechowski si accorge che si tratta della morte. Per una volta parrebbe trattarsi di una semplice immagine evocativa.
Chiude “My lunatycy”, dove i giovani che non riescono ad allinearsi alle regole si isolano nel proprio mondo e ne vengono ingoiati: “Le pillole per dormire sono l’eucaristia, per noi. Noi lunatici spariamo dalla circolazione, in questo momento. Azioniamo un fittizio, argentato luna park. E non sappiamo niente, di quello che succede”. Il contrasto fra la desolazione delle parole e la dinamicità della musica è impressionante, soprattutto grazie al basso di Paweł Kuczyński, mixato in primo piano.

Eccettuando forse “Śmierć w bikini”, nessuna canzone del 33 giri è rimasta nel corso del tempo popolare quanto i singoli immediatamente precedenti, ma il disco nel complesso è considerato un classico del rock polacco, se non il suo vertice.
Ne esiste anche una versione cantata in inglese, intitolata 1984 e distribuita sul mercato britannico dall’etichetta indipendente Mega Organisation. Come prevedibile, la pronuncia è imperfetta, ma l’operazione si dimostra interessante perché le basi strumentali sono state incise daccapo, presentando alcune sottili differenze rispetto alle originali.

L’avventura dei Republika sarebbe durata ancora a lungo: messi in pausa nel 1986, si sarebbero riuniti nel 1990, mentre Ciechowski approfittava della pausa per una fortunata parentesi come solista, a nome Obywatel G.C. (“Cittadino G.C.”). Lo scioglimento definitivo sarebbe giunto per cause di forza maggiore: il 22 dicembre 2001 Ciechowski sarebbe infatti morto all’improvviso, colpito da un aneurisma aortico. La band non avrebbe avuto il coraggio di andare avanti senza il proprio perno. Il cui mito è comunque ancora ben fisso nella memoria collettiva di più generazioni di polacchi.

(22/12/2019)

  • Tracklist
  1. Nowe sytuacje
  2. System nerwowy
  3. Prąd
  4. Arktyka
  5. Śmierć w bikini
  6. Będzie plan
  7. Mój imperializm
  8. Halucynacje
  9. Znak "="
  10. My lunatycy


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