Rino Gaetano

Mio fratello Ŕ figlio unico

1976 (Rca) | singer-songwriter, pop-rock, folk

Mio fratello è figlio unico
Perché non ha mai trovato il coraggio d'operarsi al fegato
E non ha mai pagato per fare l'amore
E non ha mai vinto un premio aziendale
E non ha mai viaggiato in seconda classe
Sul rapido Taranto-Ancona
Rino Gaetano è indiscutibilmente una delle espressioni cantautorali più importanti della storia della musica italiana. L'artista calabrese viene spesso ricordato per la sua vocalità abrasiva e per la vena pungente che ha caratterizzato la maggior parte delle sue composizioni, ma il contributo da lui apportato alla storia della canzone d'autore italiana va ben oltre queste già onorevoli qualità.
Il coraggio che Rino Gaetano ha mostrato nell'utilizzare il suo ruolo facendosi un baffo delle consolidate tradizioni dell'industria musicale, dell'ossequiosa riverenza per ogni tipo di classe, che sia politica, dello spettacolo, della cultura o dello sport, ha segnato un solco di delimitazione così profondo al quale solo il tempo - e purtroppo la sua morte - ha poi assegnato la seminale importanza che ancora oggi plasma gran parte del cantautorato contemporaneo.
Ingestibile, incatalogabile, imprevedibile, Gaetano ha incarnato meglio di chiunque altro la figura del cantautore anarchico. Al contrario di De André che vestiva il ruolo col fare schivo e rigoroso dell'intellettuale, il menestrello calabrese scelse invece le vesti del clown, dell'irriverente giullare che, ridendo e scherzando, faceva la radiografia all'intera società dei suoi anni, dalla classe politica al ceto medio, dalle istituzioni alle cosiddette ultime ruote del carro.

La scorza formata dai testi di Rino Gaetano, che solo se esaminati con colpevole superficialità possono apparire disimpegnati e corredati da musiche banali, protegge un nucleo che va a toccare settori di profonda accusa sociale, volta a destare l'animo anche dell'ascoltatore più distratto.
È molto dura tracciare una graduatoria tra i suoi lavori, tutti invero fondamentali e differenti fra loro nelle pieghe personali o sociali.
Dal novero, "Mio fratello è figlio unico" - album pubblicato nel 1976 e secondo in ordine cronologico - si posa certamente come oggettiva pietra miliare per definire ad ampio raggio la personale opera omnia del cantautore di Crotone.

Nell'anno dell'uscita di "Mio fratello è figlio unico", il ventiseienne Rino Gaetano è nel pieno della sua fase creativa, un momento storico dove i suoi tentativi di restare al passo coi tempi lo portano ad affrontare argomenti quali alienazione, sfruttamento, come dei luoghi comuni, descrivendo la società con termini semplici e, parafrasando una sua definizione, come i discorsi fatti dalle persone che s'incontrano sul tram.
Al momento della pubblicazione, Rino Gaetano era reduce dal modesto riscontro del singolo "Ma il cielo è sempre più blu" (che sarebbe diventato un classico solo col passare degli anni, in particolare dopo il 2000), che non sarebbe mai stato incluso in alcun album. Con i suoi giochi di parole e degli opposti che si fanno beffa della società, il brano preparava di fatto il campo alla feroce ma scanzonata satira politica del disco che lo avrebbe di lì a poco succeduto.
Prodotto da Vincenzo Micocci - la prima e forse unica persona a credere e sostenere Rino Gaetano anche nei momenti più duri - "Mio fratello è figlio unico" esterna tutte le sfaccettature dell'artista: dalla fervida immaginazione al suo essere un profondo giocoliere delle parole e alla sua grande attenzione per il mondo circostante. Il tutto è cesellato con una vena melodica che probabilmente non ha mai più registrato i medesimi risultati nel prosieguo della sua, purtroppo breve, carriera.

Con la straordinaria title track d'apertura, Rino inizia la propria analisi, rivolta, in questo frangente, a concetti quali emarginazione e isolamento, messi a fuoco con invidiabile precisione e mischiati al suo peculiare metodo, quasi onirico, nel quale faceva posizionare personali e contrastati stati d'animo. L'ossimoro del titolo è consolidato dal pensiero di un fratello escluso dal mondo perché non allineato allo spirito comune, quello spirito di facciata che oscura nei propri reconditi meandri quelle verità che nessuno vuole ammettere, come quella che Chinaglia non possa passare al Frosinone o che anche chi non legge Freud possa vivere cent'anni. Anche a livello musicale, ambito erroneamente ritenuto dai critici poco curato, sono presenti alcuni accorgimenti di spessore, come l'utilizzo del sitar suonato da Gaio Chiocchio, strumento che nel cantautorato italiano non era certo tra i più usuali, su una struttura guidata da organo Hammond e pianoforte, entrambi comandati da Arturo Stalteri, fedele collaboratore di Gaetano fin dagli esordi.
Insieme ai fidati musicisti, il cantautore compose dunque quello che non ci fa paura definire un inno. Un brano destinato a far sventolare le bandiere degli ultimi, dei malpagati, degli sfruttati, dei rinnegati, dei dimenticati, nel perpetuarsi dei decenni socio-musicali. Un abbraccio ideale a chiunque si senta abbandonato o messo in secondo piano da una società vile ed egoista.
"Mio fratello è figlio unico" nel corso degli anni sarebbe diventata oggetto di svariate cover, delle quali la più famosa è probabilmente quella degli Afterhours di Manuel Agnelli. La canzone avrebbe dato anche il titolo a un interessante film di Daniele Lucchetti, ulteriore testimonianza di quanto il titolo sia entrato di diritto nella memoria collettiva del Belpaese.

Rino Gaetano non componeva dischi pensando alla stesura di possibili singoli, essendo un infaticabile ricercatore di storie da incastrare nei suoi visionari concetti, ma è indiscutibile che un brano come "Berta filava" abbia da subito goduto di caratteristiche perfette per insinuarsi con prepotenza tra la gente.
Fin dalla sua prima presentazione al Festival di Venezia, occasione nella quale Rino si propose sul palco con una biciclettina trainata da uno spago, il suo testo divertente, apparentemente leggero, intriso di geniali doppi sensi, veri o immaginari, vola a scrivere una delle pagine più significative di tutto il suo repertorio:
E Berta filava
E filava con Mario
E filava con Gino
E nasceva il bambino
Che non era di Mario
E non era di Gino
Parole che esprimono tutta l'acutezza dell'artista, una proverbiale capacità di illustrare con pochissime parole una sequenza di informazioni che sono state fonte di studi e ricerche da parte di esimi colleghi, che ne hanno nei decenni successivi vivisezionato ogni aspetto artistico.
Rino era molto abile nel trascinare i suoi collaboratori ad andare oltre la soglia prevista, grazie alla veemente carica d'energia che trasmetteva nell'esporre le sue idee. Ne è una prova la coda strumentale di "Berta Filava", dove un coacervo di strumenti quali sassofono, sintetizzatore, pianoforte boogie e concatenamenti di chitarre sembrano lanciare ovunque coriandoli e stelle filanti.
Anche qui ci troviamo di fronte a un classico intramontabile incuneatosi nella memoria collettiva e perfettamente riconoscibile fin dal primo accordo del leggendario sintetizzatore, che sembra mimare una trombetta da pagliaccio.

"Sfiorivano le viole" è un altro dei brani cardine, non solo della scaletta del disco, un momento che Rino sembra dedicare a un amore adolescenziale, quello che brilla e arde grazie alla luce del sole:
Fiorivi, sfiorivano le viole
E il sole batteva su di me
E tu prendevi la mia mano
Mentre io aspettavo
Un'attesa spasmodica, che viene probabilmente utilizzata da Gaetano per analizzare e quindi sfoderare alcuni inattesi passi di storia che sembrano ripresi esattamente da testi scolastici, anche se quello che resta, in fondo, è sempre l'amore, imperituro:
Otto von Bismarck-Shonhausen
Realizza l'unità germanica e si annette mezza Europa
Mentre io aspettavo te
Michele Novaro incontra Mameli
E insieme scrivono un pezzo tuttora in voga
Mentre io aspettavo
È un escamotage, peraltro ricorrente e dunque cifra stilistica dell'autore, che ci ricorda quanto sia impossibile determinare le nostre storie personali estraendole dal contesto storico-sociale. Quanto le contingenze in cui ci muoviamo determinino chi siamo. Il tutto attraverso un testo che pare una filastrocca per bambini che si appiccica alle orecchie e si infiltra nell'inconscio.
Gli arrangiamenti di "Sfiorivano le viole" confermano la complessità, la cura e anche la modernità che Gaetano osava applicare alle sue creazioni del periodo. Un pezzo piuttosto lungo, suddiviso in due parti: una prima con atteggiamenti stilistici quasi latineggianti, nei quali vengono inserite sorprendenti e gelide note di organo à-la Tangerine Dream e una seconda più regolare, coadiuvata da pianoforte, organo e sintetizzatore, dove l'ascoltatore viene rapito dal suo iconico modo di cantare strascinato.

Anche in "Cogli la mia rosa d'amore" emerge l'accezione che Rino ha sempre fortemente espresso per questo sentimento e tutti i suoi peculiari connotati, nell'ambito dedicato al bene inteso nel senso più universale del suo significato, non rivolto necessariamente a una persona, un amore che va coltivato e accudito, annaffiato ogni giorno come una rosa, raccolta nel suo splendore più fulgido. Con le corde della chitarra classica plettrate con forza, seguendo una traiettoria di arpeggi mediterranei e archi struggenti, gli arrangiamenti profumano come giardini pendenti sul mare del Sud Italia
Cogli la mia rosa d'amore
Cogli la mia rosa d'amore
Regala il suo profumo alla gente
Cogli la mia rosa di niente
"Glu Glu" è, invece, un travolgente divertissement che inizia con un riffsemplice al pianoforte, che si ripercuote poi su tutti gli altri strumenti, come banjo e sassofono, che via via entrano in gioco e coinvolgono nel migliore dei modi la colorata immaginazione di Rino nel condividere la sua inusitata creatività:
Glu glu
L'esquimese nell'igloo
Da suicida va su e giù
E affogando fa glu glu
Un nonsense sensazionale, che regala perle di ironia e cortocircuiti mentali che non chiedono che essere seguiti con sentito spasso e trasporto.

I sogni sono desideri e prendono le sembianze di "Rosita", l'immagine che fa scordare ciò che nella vita non soddisfa, che sia la persona che sta al tuo fianco, il lavoro, i turbamenti; è ciò che consola dal problema che attanaglia, è un ideale, non è una donna, è il traguardo che si ottiene dopo averne cercati invano decine e decine, il sogno, che se raggiunto, cancella tutti quelli fatti fino a quel momento:
I quattrini, la speranza d'averne, far crepare d'invidia
Il lavoro è a casa, da lei la carriera sicura
Poi la sera ritornare se stessi, pensare, pensare
Ieri ho incontrato Rosita, perciò questa vita valore non ha
Come era bella Rosita, di bianco vestita, più bella che mai
Rino Gaetano riesce a creare una scena di realtà umana così forte e così vera, utilizzando come espediente diretto quello di una donna, bella, vestita di vari colori, ogni volta diversi, proprio perché tutti noi abbiamo una Rosita, un qualcosa, una persona, un credo, che dà un senso diverso all'esistenza.

"Una mansarda in via Condotti moquette plafond cassettoni" è un verso tratto da "La zappa il tridente il rastrello", un brano che dal titolo e dall'ispirazione folk del sound sembra trattare uno spaccato di vita agreste, scenario da sempre molto caro all'artista, non solo per la provenienza, ma anche per la vicinanza a chi costruisce la propria esistenza col sudore, come il prezioso popolo che lavora la terra con passione e fatica. La verità sta, come al solito, nel mezzo. Il brano fa riferimento a una contrapposizione tra la citata vita nei campi, quella scandita dalla genuinità, e la finta realtà di quel periodo, contraddistinta da uno sregolato consumismo condizionato dagli esempi d'oltreoceano, che in Italia venivano rafforzati dall'influenza della P2, assoluto pilota dei centri di potere. Al riguardo, nel finale della canzone, viene citato come trait d'union un verso estratto da "Rosita", che riprendeva infatti alcuni dettagli massonici, affidato però questa volta a un coro di popolane in festa.
Argomenti politici che sono e saranno sempre uno dei grandi fulcri del pensiero del cantautore, spesso trattati sotto forma di satira, ma molto più frequentemente con una vena di protesta nemmeno troppo velata, che gli ha creato non pochi problemi.

Con la sua copertina iconica e con la portata iconoclasta del suo dissacrante approccio al cantautorato, "Mio fratello è figlio unico" è molto probabilmente il vertice della carriera di Rino Gaetano. In realtà è però anche soltanto l'inizio di quello che potremmo considerare il suo periodo d'oro, che sarebbe durato per altri due dischi: "Aida" dell'anno successivo, con il titolo trafugato a Giuseppe Verdi e l'implicita dedica a un'Italia insieme marcia e meravigliosa, e "Nuntereggae più" del 1978, foriero di nuove contaminazioni sonore - tra le quali ovviamente quella con il reggae - e di una nuova valanga di successo nazionalpopolare grazie a "Gianna".
Proprio a ridosso dell'uscita di quest'ultimo, Gaetano compì l'ultimo affronto all'allure intellettuale della classe cantautorale dell'epoca: partecipare al Festival di Sanremo. Un gesto a suo modo rivoluzionario, su un palco oggigiorno utilizzato da numerosi artisti definiti alternativi, ma senza la carica dissacrante del nostro: un assoluto precursore.

Il 2 giugno del 1981, un tragico schianto automobilistico su Via Nomentana Nuova a Roma ci privò per sempre del talento, dell'estro e dell'ironia del cantautore calabrese.
L'avventura
L'arsura la paura
Non ci sarà avventura questo già mi calma
Vedo già la mia salma portata a spalle
Da gente che bestemmia che ce l'ha con me
Cantava queste parole Rino Gaetano, in un'altra canzone di "Mio fratello è figlio unico", la frizzante "Al compleanno della zia Rosina". È un'ulteriore, sferzante prova di autoironia, in realtà Rino sapeva bene quanto la sua amata Italia avrebbe pianto per la sua scomparsa e quanto volentieri intere generazioni di cantautori avrebbero portato in spalla il suo feretro e la sua inestinguibile eredità.
Tra chi cita Rino Gaetano tra i propri numi ispiratori troviamo infatti eccellenze quali Daniele Silvestri, Alex Britti, Max Gazzè, Brunori Sas e Le luci della centrale elettrica. A voler allargare la lista agli artisti tra le cui note è visibile l'impronta di Gaetano e di "Mio fratello è figlio unico" si farebbe notte.

(24/04/2022)

  • Tracklist
  1. Mio fratello è figlio unico
  2. Sfiorivano le viole
  3. Glu glu
  4. Cogli la mia rosa d'amore
  5. Berta filava
  6. Rosita
  7. Al compleanno della zia Rosina
  8. La zappa... il tridente il rastrello la forca l'aratro il falcetto il crivello la vanga
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