Lo-Fi Sucks

Temporary Burn Out

2002 (Suiteside) | rock

Rumori sommessi, melodie distorte, poi chitarre taglienti e voci che sono quasi soffocate dal suono. Collage sonori di inizio millennio, di un inizio millennio all'insegna del DIY, del fai-da-te. Benvenuti dunque nel millennio sonoro dei LFS!; tre ragazzi genovesi che, armati di ispirazione e voglia di condividere le loro "emozioni musicali", grazie alla collaborazione di Fabio Magistrali (alla produzione) hanno sfornato -dopo più di due anni di gestazione- un disco ("Temporary BurnOut") composto da dodici piccole opere mid-fi in cui istinto, passione e ricerca si fondono insieme e si fanno musiche: quello che ne nasce è un gradevole rock sempre sul limite del pop-noise.

Sostituita la batteria di Marzio con drum-machine e campionamenti, Buzzi e Doc (poliedrici e versatili polistrumentisti, fondatori dei LFS!) hanno potuto contare sul giovane MadtP, che ha inserito nel tappeto sonoro della band organo e xilofono, rendendo l'impasto più sognante e intimista (come nelle ottime "67-73", che gode anche del violoncello di Elena Diana dei Perturbazione, e nella lunga esperienza sonora di "No place like home"). Ma la chiave di volta sta forse nella voce, nel cantato che richiama alla mente evanescenti ricordi di gruppi d'oltreoceano, ma che nel panorama nostrano (e perchè no, europeo) ancora mancava: quel giusto tono di "scazzo", di straniamento (come in "All beautiful angels", nella cantilenante "Little wonder lost" o nel delirio sonoro di "Drop-outs bus"), che fa da contraltare a momenti di lucida tristezza à la Lou Reed ("Disappeared").

Una piacevole sorpresa che scuote un poco le (troppo) calme acque del panorama indipendente italiano, grazie a sonorità che associano le classiche distorsioni chitarristiche (tipicamente noise ), con la gentilezza (inedita, per questo tipo di musiche) di uno strumento come lo xilofono o la sferzante modernità dei samples di batteria. Canzoni notturne, lunari, a tratti rilassanti, ma sempre pronte a trasformarsi in improvvise incursioni nel lato oscuro del rock (come in "He played Steve Shelley's drumkit"): un punto di svolta, più che un punto di arrivo (o di partenza) nella ricerca di una più marcata personalità artistica dei tre. Provate per lungo tempo on the road, le canzoni suggeriscono un percorso evolutivo che, partendo dai grandi nomi come Sonic Youth o Pavement, sfocia in uno stile molto atipico e incisivo, seppur caratteristico di una certa scena indie attuale (un accostamento immediato è con i Giardini Di Mirò, pur mancando ai LFS! la loro prolissità strumentale).

Chi ascolta questo disco non sa mai cosa troverà "dopo" ogni canzone, "dopo" ogni accordo, "dopo" queste dodici canzoni, "dopo".

(28/10/2006)

  • Tracklist
  1. Disappeared 2
  2. 67-73
  3. All Beautiful Angels
  4. But I Feel Fine Thank You
  5. Disappeared
  6. (...pool?)
  7. Drop-outs Bus
  8. He Played Steve Shelley's Kit
  9. Me And Nick Drake
  10. Little Wonder's Lost
  11. No Place Like Home
  12. Declaration Of Indipendence pt. 2