Deadburger

Stor1e

2003 (Wot 4 Records) | avant-rock

Quanti dischi di gruppi italiani non progressive ho ascoltato per intero e con attenzione negli ultimi anni? Pochissimi direi. Giardini di Mirò e poco altro. Prima mi viene in mente " Incidental glance" dei Violet Eves (gruppo di culto, qualcuno li ricorda?), ma era credo il 1985. Una vita.

Marlene Kuntz? Un bel nome; Afterhours? Mai pervenuti; Massimo Volume? Qualcosa orecchiato qua e là. Mi sono perso qualcosa? Fatemi sapere... Poi un giorno mi segnalano questi Deadburger. Indie-rock. A me? Avranno sbagliato persona? Vengono da Firenze secondo antica e consolidata tradizione (Litfiba, Diaframma, Moda) e fanno un frullato new wave con un evidentissimo retrogusto anni 80 a me familiare. Un maelstrom con note dei primi Litfiba, accenni di Tuxedomoon, derive post-punk, versioni incattivite dei Bluvertigo, sopite tentazioni elettro vicine persino ai vecchi Krisma, passaggi art-rock, frasi rumoriste.

Ma i Deadburger sono un gruppo olistico, l'insieme è diverso dalla somma delle singole parti. Formazione a 4 incentrata su 3 punti focali, una sezione ritmica potente e martellante, molto moderna, a tratti cibernetica e robotica senza per questo essere monolitica, una voce teatralizzata e spesso distorta, un continuo gioco di specchi elettronico che distorce e dilata lo spazio, altrimenti angusto, dei pezzi. In più diversi ospiti, alcuni importanti nell'economia complessiva (tromba, archi dei Quintorigo). Chiudono il cerchio testi interessanti almeno come argomenti e opportunamente commentati nel libretto del cd.

Pronti via, "110 giorni" potrebbe essere un pezzo dei Litfiba, complice anche l'impostazione del cantato, se questi ultimi non fossero diventati dei pagliacci, anche se il lento giro di basso accompagnato da gorgoglii elettronici ha un che di Depeche Mode. "Electroplasmi" riporta un po’ a certi tardi Tuxedomoon, molto intrigante tra l'altro l'accompagnamento jazzy . Non interpretate male i riferimenti da me posti, non mancano assolutamente personalità e idee né forza emotiva.

"Etere" è un pezzo più tirato e piuttosto orecchiabile con un bel giro di basso, chitarra distorta e cazzeggio elettronico di complemento. Bel finale con voce femminile. Proseguiamo con "Santo elettrone" e "Topi", tra la versione aggressiva dei Bluvertigo e richiami wave post-punk, notevolissimo comunque il finale di "Topi" con la tromba che combatte epica contro il muro techno-ritmico. La tensione non si allenta con "Ricambi", impreziosita dagli archi su territori orientaleggianti, mentre con la successiva "Luce" cominciamo un po’ a essere stanchi della ritmica e dell'uso eccessivo dello scratch. "Quei bravi ragazzi" sembra un riempitivo e con "Suture" il fantasma di Piero Pelù fa capolino nel pezzo più canonicamente rock del disco, finale comunque bellissimo e straziante con i violini dei Quintorigo. Furibonda e inutile "Bruciando il piccolo padre", senza idee "Autodistruzione", ripresa altrettanto inutile di "Santo elettrone", poi finale in crescendo, dopo una parte un po’ in apnea, con "Messaggio in codice" e soprattutto la meditabonda ed epica "Listino prezzi", tra i pezzi migliori del cd.

Gruppo interessante e di personalità ben definita i Deadburger hanno licenziato con "St0r1e" un disco con alti e bassi ma comunque intenso e vibrante, inquieto e drammaturgico. Con però due limiti evidenti: uno circostanziale e uno prospettico. In primis la voce, non tanto per il timbro, di per sé non esaltante, ma per l'uso troppo carico e recitativo, e a volte caricaturale, che ne viene fatto. Poi, pur essendo il disco, a un ascolto attento, piuttosto sfaccettato, il gruppo a volte si irrigidisce a livello di arrangiamenti in un perimetro stilistico a forte caratterizzazione "indie", che alla fine diventa però uno specchio in cui il gruppo si guarda narcisisticamente senza però riuscire a uscirne. Non a caso alcuni dei momenti migliori sono veicolati con l'aiuto di musicisti esterni. E come se i Deadburger faticassero a svincolarsi da un'immagine aprioristica che hanno o vogliono dare di sé. La piena consapevolezza di questo potrebbe catarticamente liberare le potenzialità insite nella loro musica.
Comunque un gruppo da seguire con attenzione.

(27/10/2006)

  • Tracklist

1 110 giorni
2 Electroplasmi
3 Etere
4 Santo Elettrone
5 Topi
6 Ricambi
7 Luce
8 Quei bravi ragazzi
9 Suture
10 Bruciando il piccolo padre
11 Autodistorsion
12 Santo Elettrone (parte 2)
13 Messaggio in codice
14 Listino prezzi

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