Type 0 Negative

Life Is Killing Me

2003 (Roadrunner) | gothic-metal

Ritorno attesissimo quello dei Type O Negative, uno dei gruppi più controversi e importanti del rock "heavy" degli anni Novanta. Quattro anni sono passati dall’ultimo "World Coming Down" che il leader indiscusso della band, Peter Steele (voce e basso) definì senza troppi giri di parole "il peggior album della nostra carriera" (sembra però che lo disse più per cattivi ricordi personali legati alla genesi di quel disco che per la musica in esso contenuta), ma "Life Is Killing Me" non fa altro che continuare lungo la strada del progressivo annullamento di quella brutalità selvaggia che contraddistinse i loro esordi, a favore di una sempre maggiore attenzione alla costruzione delle melodie, al lavoro certosino sui suoni e sugli arrangiamenti.

I modelli principali sono comunque sempre quelli: Black Sabbath da un lato e Beatles dall’altro. A dispetto di quanto si possa pensare, infatti, Peter Steele non ha mai fatto mistero del suo amore per i Beatles e di quanto il quartetto di Liverpool fosse da sempre per lui una grande fonte di ispirazione: e in questo album arriva addirittura a citarli letteralmente, oltre che a prenderli spesso e volentieri a modello per imprevedibili divagazioni pop che spuntano nel bel mezzo del loro incandescente "wall of sound". A redimere la violenza della chitarra di Kenny Hickey e della batteria di John Kelly, ci pensa inoltre il puntuale e inventivo lavoro di rifinitura del tastierista Josh Silver, dal sapore molto anni Ottanta.

Il formato delle canzoni resta più o meno sempre lo stesso: brani lunghi e distesi su progressioni eleganti, ma anche molto poco incisive, nei quali prevalgono ora i toni apocalittici della chitarra ("Gimme That"), ora il versante melodico ("Electrocute"): ma tutto si sviluppa sempre piuttosto faticosamente, senza coinvolgere mai più di tanto. È un grande limite per il disco e per la musica dei Type O Negative, che ancora oggi riesce a dare il meglio di sé non nelle lunghe, lente, articolate digressioni "prog-metal" alla Tool: la vera forza del gruppo restano tuttora le irresistibili accelerazioni, spezzate dalle parentesi elettroniche di Silver, cavalcate dalla voce del carismatico leader, marchiate a fuoco dai riff di Kenny Hickey.

Insomma, la forza del gruppo si sente nel pieno delle sue potenzialità in un brano come l’irresistibile, micidiale "I Don’t Wanna Be Me", che termina addirittura in una coda "ambient", introduzione alla citazionistica "Less Than Zero", che su un martellante lavoro di chitarra e batteria scodella melodie prese alla lettera dai Beatles "indianeggianti" di brani come "Norwegian Wood" e "Inner Light", salvo poi sciogliersi in un drammatico ritornello. Brano bizzarro e forse un po’ confuso, ma anche uno dei loro più originali di sempre, a mostrare come anche quando non sono al massimo della forma, i Type O Negative restino sempre a livello creativo una spanna sopra la media dei gruppi metal recenti.

Ancor più bizzarro è l’incalzante hardcore di "I Like Goils", potenzialmente esplosivo ma continuamente frenato dai disturbi elettronici di Silver e dal canto di Steele, che si innalza in straniati ululati e coretti pop. "Angry Inch" è un altro demoniaco trash-metal, ma non mostra troppa convinzione da parte della band. I restanti brani sono invece lunghe e cadenzate progressioni sempre molto eleganti, lineari e orecchiabili: il formato della lunga suite che funzionava egregiamente nei primi dischi ormai però non ha più ragione di esistere, senza la terrificante rabbia che sorreggeva e alimentava quei lavori. I Type O Negative di oggi sono ancora capaci di costruire canzoni impeccabili, che non perdono un colpo nei loro 6/7 minuti di durata media, ma hanno perso la capacità di avvolgere l’ascoltatore nelle pieghe oscure della loro aggressività e della loro disperazione.
C’è però ancora la capacità di azzeccare un capolavoro come "Anesthesia", brano che finalmente getta la maschera dell’eccessivo manierismo formale e si lancia in un'autentica apoteosi "gotica", un abisso di paura e rabbia degna dei capolavori del loro secondo disco "Bloody Kisses".

I Type O Negative suscitano ammirazione a ogni loro uscita, perché nonostante il passare degli anni e delle mode, restano fedeli alla loro identità, al loro standard, anche se ormai è quasi del tutto scaduto in stereotipo. Soprattutto per questo "Life Is Killing Me" è un disco che in realtà non porta da nessuna parte, troppo poco avvincente per reggere la lunga durata, salvato soltanto da una classe immensa e da sporadici sprazzi di genialità.

(30/10/2006)

  • Tracklist

1 Thirteen
2 I don’t wanna be me
3 Less than zero
4 Todd’s ship gods (above all things)
5 I like goils
6 A dish best served coldly
7 How could she?
8 Life is killing me
9 Nettie
10 Electrocute
11 Gimme that
12 Angry Inch
13 Anesthesia
14 Drunk in Paris
15 The dream is dead

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