Coil

The Ape Of Naples

2005 (Threshold House) | industrial

Come è difficile parlare di questo disco, l'ultimo (letteralmente) album uscito da quella straordinaria fucina di ricerca e sperimentazione a nome Coil, nata nel lontano 1983 e subito emersa come punta di diamante del fervido sottobosco industrial-esoterico legato a nomi quali Current 93, Nurse With Wound e Psychic Tv.
Difficile parlarne, impossibile ascoltarlo con il giusto distacco emotivo e senza pensare a lui, l'uomo che dava anima e voce ai Coil, guidandone le ispirazioni attraverso innumerevoli e repentini cambi di stile e sonorità, quel John Balance, al secolo Geff Rushton, la cui mancanza è ancora lancinante: carismatica figura, personalità complessa e instabile come la sua musica, una vita stroncata il 13 novembre 2004, a 42 anni, da un banalissimo incidente domestico e dalla sua decennale dipendenza dall'alcol.
Una scomparsa assurda e improvvisa che ha lasciato in uno stato di incredulità e disorientamento tanto i suoi fan quanto i suoi colleghi e amici musicisti. E la sua era una vita e una carriera che poteva dare ancora moltissimo, e il vuoto improvviso che è venuto a crearsi all'indomani della sua scomparsa resta, e resterà, incolmabile. 

Molti erano i brani nuovi su cui Balance e il suo compagno di una vita Peter Christopherson stavano lavorando fino a quel 13 novembre in cui tutto è stato bruscamente interrotto. E nell'anno che ha separato quel giorno maledetto dalla pubblicazione di questo album, assimilata almeno parzialmente la perdita dell'amico e compagno, riunitosi con successo ai suoi vecchi(ssimi) compagni Throbbing Gristle, Christopherson ha lavorato alacremente anche per dare alla luce le ultime testimonianze dell'attività artistica di John Balance: il live "And The Ambulance Died in His Arms", un Dvd di prossima pubblicazione e questo "The Ape Of Naples" (il perché di questo bizzarro titolo per ora non ci è dato saperlo), ovvero un album che raccoglie alcuni brani totalmente inediti e presenta per la prima volta in veste ufficiale pezzi finora apparsi solo su bootleg vari (tra cui quello realizzato nel 1996 negli studi di Trent Reznor a New Orleans). E il lavoro di Christopherson, genio del mixer, ha fatto sì che questa raccolta suonasse compatta e uniforme come un vero e proprio nuovo album.

I Coil stavano di nuovo cambiando pelle, dopo un decennio di incredibili esplorazioni elettroniche stavano ora sperimentando un suono più "live" (grazie anche all'apporto dei nuovi membri Mike York, Cliff Stapleton e Simon Norris), un suono bizzarro e ondulato, al tempo stesso denso e minimale, che caratterizzava già uscite di assoluto valore come "The Remote Viewer" (2003) e "Black Antlers" (2004).
Ed ecco dunque le lente, stupefatte evoluzioni di queste "canzoni" aliene e allucinate: l'iniziale "Fire Of The Mind" e "Cold Cell", "Triple Sun" e nuove versioni di classici come "Amethyst Deceiver" e "Teenage Lightning", tutti episodi straordinari che portano in quella dimensione sensoriale che appartiene solo ai Coil, che solo loro hanno esplorato a fondo in ogni dettaglio. Una dimensione di sogno e allucinazione, di attimi dilatati, dove segni e luoghi rassicuranti e familiari vengono sottilmente deformati fino a renderli nuovi e irriconoscibili: ecco allora "Tattooed Man", dove i camaleontici Coil mascherano la loro arte onirica con i panni di una romanza folk con tanto di fisarmonica, non lontani da certe cose dell'amico Marc Almond. Ed ecco ancora la delirante "It's In My Blood", l'incubo horror di "I Don't Get It", e le suggestioni digitali di "Heavens Blade". E a chiudere l'ultimo viaggio nel mondo di John Balance ecco i Coil più ascetici al loro meglio nella bellissima "Amber Rain", e il lungo, avvolgente rituale di "Going Up", intonato dalla voce bianca dell'ospite François Testory (meglio noto come Sarrazine).

Non sono canzoni, sono ipnotici oggetti misteriosi che fluttuano senza peso e senza centro in un vuoto abissale, forme inquiete e in continua mutazione plasmate dal magnetismo della voce di John Balance.
E questo album-testamento è una delle espressioni più riuscite dell'arte dei Coil, un album che chiude nel modo migliore una carriera fuori dal comune; ma naturalmente resterà nella memoria anche e soprattutto come l'ultima occasione per condividere le visioni di Geff Rushton, un uomo che ha nutrito la sua vita e la sua arte con i suoi eccessi, trasformandoli in tappe di un intenso cammino personale e spirituale oltre che musicale. Un cammino che termina in questo album di grande, sofferta e luminosa bellezza.
  • Tracklist
  1. Fire Of The Mind
  2. The Last Amethyst Deceiver
  3. Tattooed Man
  4. Triple Sun
  5. It's In My Blood
  6. I Don't Get It
  7. Heaven's Blade
  8. Cold Cell
  9. Teenage Lightning 2005
  10. Amber Rain
  11. Going Up
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