Wolf Parade

Apologies To The Queen Mary

2005 (SubPop) | alt-rock

I tempi sono cambiati: scusate il luogo più che comune, ma certe volte si ha proprio l'impressione di sentirsi un poco estranei a certe dinamiche. C'erano un tempo i magazine musicali, creatori di sensazionali casi, adulati ancor prima di aver effettivamente inciso qualcosa di rilevante; lodi iperboliche per celebrare l'attesa e accompagnare l'audience verso il momento massimo di splendore mediatico della band prescelta. Decine di movimenti, cangianti come il cielo sopra le nostre teste, innalzati a moda del momento perché manifesto di una determinata estetica scelta quasi a tavolino. Gli inglesi, si sa, hanno sempre avuto questa tendenza a parlare tanto di cose il più delle volte piuttosto inconsistenti: le eccezioni, come in ogni caso, esistono e che siano benedette.

Ora, dicevamo, i conti sembrano non tornare. Lo scettro del potere sta passando di mano, è un dato di fatto: il passaparola in rete, in tutte le sue forme (webzine, blog, file sharing), è diventato all'improvviso fondamentale strumento di aggiornamento ove i casi, come nella precedente situazione, vengono creati, sì, ma in maniera decisamente più genuina e appassionata, libera da costrizioni e giochini mediatici. Quest'anno il premio di new sensation se lo giocano due band, i Clap Your Hands Say Yeah! e i Wolf Parade: i primi, chiacchieratissimi, hanno dato alle stampe un disco autoprodotto ove i continui rimandi wave si fondono con un approccio twee, risultando poco convincenti e non ancora pronti per spiccare il volo. Sulle vicissitudini dei secondi, è meglio spendere qualche parola in più.

I Wolf Parade nascono a Montreal nel 2003 e il loro primo spettacolo dal vivo è di spalla ai concittadini Arcade Fire: la grande famiglia canadese colpisce ancora e così, dopo Broken Social Scene, Godspeed You! Black Emperor, Stars, Apostole Of Hustle, Feist, The New Pornographers etc., ecco un altro nome aggiunto alla lista e quattro posti in più alla grande tavolata. L'interesse attorno a loro cresce vertiginosamente fino a quando sua maestà Isaac Brook, indimenticabile voce dei Modest Mouse, decide che è giunto il momento di dare loro fiducia, producendo di fatto il loro primo Ep, buon biglietto da visita, e, successivamente, il loro vero e proprio album di debutto "Apologies To The Queen Mary", uscito per Sub Pop. Produzione un po' ingombrante sulla carta quella di Brook, fondamentale quanto discreta figura della scena indie-rock, capace di determinare le coordinate di un movimento grazie a canto e scrittura (come fece Stephen Malkmus dei Pavement, altro messia mai passato di moda). Il risultato della collaborazione tra Wolf Parade e Brook, va detto subito, convince su ogni fronte: l'influenza dei Modest Mouse è costante, sì, ma rielaborata con una certa urgenza e personalità, dimostrazione del fatto che quando ci sono le buone canzoni, una produzione importante può portare a ottimi risultati.

Non c'è niente di particolarmente nuovo nella musica dei Wolf Parade: la vicinanza stilistica con gli Arcade Fire esiste, vuoi per il canto un po' urlato e sbilenco, vuoi per le chitarre un po' sporche, vuoi per lo spirito decadente che fa tanto "Eighties", e il tutto si nota in canzoni come "It's A Curse" e "I'll Believe In Anything", così come sono presenti palesi rimandi wave a Television e Psychedelic Furs, quelli del debutto, quelli più punk nell'approccio. Ascoltando "Shine A Light", poi, vengono in mente i Pixies più roboanti, con quel cantanto sguaiato alla Frank Black e quei coretti irresistibili, mentre sembra essere il David Bowie più glam l'ispiratore di "Dear Sons And Daughters Of Hungry Ghosts". Niente di nuovo sotto il sole, quindi? Sì, nessuna novità, ma una raccolta di canzoni che si fanno ascoltare e imparare a memoria, molte delle quali splendide e dotate di una forza che davvero non sospettavamo. Bravi, bravissimi Wolf Parade.

(30/11/2015)

  • Tracklist
You Are A Runner And I Am My Father's Son Modern World Grounds For Divorce We Built Another World Fancy Claps Same Ghost Every Night Shine A Light Dear Sons And Daughters Of Hungry Ghosts I'll Believe In Anything It's A Cure Dinner Bells This Heart's On Fire
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