E' l'uomo che ha elevato il loop ad arte al passaggio tra due secoli, l'uomo che gli ha donato poesia immane e profonda. Flebile essenza di materia in disgregazione, estrema virulenza di suoni emanati da nastri che si accartocciano, flussi dronici maestosi nella loro decadenza, ambienti vellutati che attenuano lo spasmo percettivo effetto di ripetizioni incessanti. E' questa la musica di William Basinski, l'artista che con i suoi "Disintegration Loops" meglio di tutti ha saputo rappresentare il disfacimento della New York nell'attimo dello spettacolo che si fa vita reale e poi di nuovo arte, la New York dell'11 settembre, profezia Debordiana oltremisura, avverata da un fato progettato, chissà da chi, chissà da cosa.
"Melancholia" (anno 2003), titolo che si riferisce a un carattere essenziale della sua personalità, si serve di pianoforte, sintetizzatori e inserti d'archi che vanno a dipingere dolci bozzetti incastonati in cornici ambientali argentate. "The Garden Of Brokenness" dà proseguimento a quell'imprint, ed è nuovamente epifania di suoni concentricamente lineari, rivelatori di una policromia stilistica fuori dal comune, pur se a corollario, mai così fondamentale però, di un architettura che fa (ancora) della ripetizione snodo centrale della propria manifestazione creativa. Una linea melodica disegnata dal pianoforte è lo spunto su cui edificare la costruzione di un loop che si perpetua dolcemente per quasi 50 minuti. A esaltarne la debordante intensità esistenziale è uno stuolo di microsuoni, ronzii e polveri ambientali, che permettono alla musica di auto-rigenerarsi, impedendone una fruizione passiva.
Minuto dopo minuto il fluire ininterrotto crea un effetto ipnotico, è drug music narcotizzante, che induce una sorta di trance cosciente. Sembra di essere consapevoli dello scorrere del tempo, ma non dello spazio circostante, risucchiato in una specie di buco nero incorporeo, dove la malinconia, pur se intangibile, è l'unico referente sensoriale possibile. Avanguardia che non emette sentenze, ma sussurra dolci parole, per affascinare la mente e suggestionare il cuore.
17/12/2006
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