Jimmy Edgar

Color Strip

2006 (Warp) | elettronica

Pur essendo appena ventunenne, Jimmy Edgar da Detroit (e dico Detroit) non è un vero esordiente. Avendo già alle spalle alcune esibizioni con un mostro sacro come Juan Atkins, un paio di buonissimi Ep e altri progetti disseminati qua e là sotto altri pseudonimi, il ragazzo è una delle giovani speranze sulle quali la Warp conta per mantenere il suo status di faro dell’elettronica "di consumo". Non semplice da inquadrare, Jimmy aveva finora mostrato ottime potenzialità senza far ben comprendere che strada avrebbe preso. Lo fa capire il primo Lp a suo nome, allora? Non molto, a dire il vero. Gli stili presenti, infatti, sono tanti, ed è pressoché impossibile ricavarne un quadro completo, un’identificazione delle sue peculiarità.

Ma procediamo con ordine. Parte la prima traccia, e proprio quando si comincia a pensare che il disco sia solo l’ennesima variazione sul tema Squarepusher-Clark (con un’iniezione di post-elettronica alla Jackson), arriva la bomba, e si chiama "My Beatz". Sensazionale, irresistibile. Si consuma un perfetto matrimonio a tre fra la techno della Motor City, l’estetica electro e tastiere funky della cui esistenza nessuno si è più ricordato dopo Prince. Il "cantato" è uno spoken robotico fra Anthony Rother e quello mitico di Juan Atkins. Nel corso di "Color Strip", poi, non mancano momenti quasi rappati che rimandano alla scena danzereccia inglese a cavallo fra anni 80 e 90 più che a Detroit, o al Tiga di "Louder Than A Bomb" se preferite (è il caso della successiva "I Wanna Be Your STD", già sentita e apprezzata su "Bounce, Make, Model").

Niente di quanto proposto è all’altezza dell’eccellente "My Beatz", però. L’unico filo conduttore di tutto il disco è l’accostamento di stili in brani complessi, ma dalla struttura ritmica relativamente semplice, immediata. Dietro a questo c’è ancora una sostanziale indecisione sulla strada da seguire, e una conseguente incapacità di mettere tutto a fuoco.
In Edgar si sentono gli eco della minimal techno come delle tendenze più "rilassate", a basso voltaggio. Il tessuto electro, anche questo vicino più a un Anthony Rother che alla scuola di Detroit come la conosciamo, si combina con elementi disparati: ritmiche più complesse, vocoder, una certa volontà di sperimentare e un po’ troppi momenti di decompressione.
2006, fuga da Detroit, dunque? Nonostante il titolo, "LBLB Detroit" ricorda soprattutto la Parigi di Etienne De Crécy, notturna e sexy. E complice forse il fatto che Jimmy è un bel ragazzetto, il nostro si gioca la carta dell’ammiccamento sessuale come raramente si vede in elettronica, specie quando ai vocals c’è un uomo (i mugolii!). Sottinteso o esplicito, il sesso è un altro grande invitato, come provano anche le foto nel libretto.

Ma non sempre tutto riesce così bene. Sono certe insistenze ambientali/atmosferiche che non convincono appieno, come l’accoppiata "Personal Information"-"Telautraux". Non sono composizioni brutte in sé, ma sanno irrimediabilmente di già sentito, altrove e con risultati migliori (le vecchie ambientali dei Future Sound Of London, per esempio, o recentemente i 302 Acid). Ed è qui il ventre molle di "Color Strip", è qui che si comincia ad avere l’impressione che forse ritardare l’uscita del primo Lp di un anno e scrivere qualche altro pezzo non sarebbe stata un’idea così malvagia. E’ qui che si notano le maggiori indecisioni. Ballo o ascolto? Tanti bpm o rilassati downtempo? Alla fine pezzi come "Hold It Attach It Connect It" e "Jefferson Interception" non sono né l’uno né l’altro, ed è un peccato, perché sul finale l’album si riprende con forza.
Pur non discostandosi troppo dal modello dei brani che le precedono, "Of The Silent Variety" e "Semierotiic" sono di tutt’altra pasta, così come il rap tecnologico di "Color Strip Warren". Ci piace molto anche la hidden track (è la traccia numero 89), una riuscita e originale idea di pop elettronico demente, ma più che mai consapevole: ancora un diversivo, ma d’impatto.

Per il futuro, a questo punto, c’è da augurarsi che Edgar scelga la sua direzione e si concentri su quella (e invece è di questi giorni la notizia della nascita di una sua linea di moda). Troppa carne al fuoco, spesso, finisce per essere poco cotta. E i pezzi che inevitabilmente si bruciano rischiano di riempire gli occhi di fumo. Anche quelli dei ragazzi più talentuosi.

(13/03/2006)

  • Tracklist
  1. Pret’A’Porter
  2. My Beatz
  3. I Wanna Be Your STD
  4. LBLB Detroit
  5. Personal Information
  6. Telautraux
  7. Hold It Attach It Connect It
  8. Jefferson Interception
  9. Of The Silent Variety
  10. Semierotiic
  11. Color Strip Warren
  12. Heart Beat Sexual (Hidden Track)
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