Baby Woodrose - Chasing Rainbows

2007 (Bad Afro Records)
psychedelic-rock

I Baby Woodrose di "Chasing Rainbows" hanno lo stesso sound sfavillante e inconfondibile di "Money For Soul", "Blows Your Mind", "Dropout!" e "Love Comes Down", ma il recente side-project Dragontears del leader Lorenzo Woodrose li ha marchiati a fuoco. La psichedelia liquida e ossessiva che lì strabordava dai limiti angusti della canzone tradizionale, in "Chasing Rainbows", è splendidamente imbrigliata e organizzata in 11 brani intrisi di misticismo e chiaroscuri crepuscolari, nei quali l’aggressività hard è sacrificata a favore di una vena acida più riflessiva, a volte onirica nella sua lentezza accentuata: insomma i 13th Floor Elevators e il Roky Erickson mistico-acidi di "We Sell Soul", piuttosto che quelli disperati di "You’re Gonna Miss Me!".

Che i Baby Woodrose siano cambiati appare chiaro anche dalla ricerca palese di valori di vita più positivi e introspettivi che traspare già dai titoli dei brani: la ricerca dell’amore di "Someone To Love" e "I’m Gonna Make You Mine", la ricerca della luce interiore di "No More Darkness", la liberazione psichica e sensuale di "Let Yourself Go" e "In Your Life", ma anche l’anelito alla bellezza cosmica di "Chasing Rainbows", l’estasi lisergica di "Twilight Princess", "Madness Of Your Own Making" e delle oscure "Dark Twin" e "Renegade Soul", i due brani più complessi e "drogati" dell'album, dove i tre Baby Woodrose riescono a scavare con mesmerica intensità gli anfratti più angusti del nostro inconscio.
Ecco, il fascino incomparabile di "Chasing Rainbows" è la coesistenza perfetta tra i suddetti episodi "profondi" e brani smaccatamente poppish, come "Someone To Love", "I’m Gonna Make You Mine", "Let Yourself Go", "Lilith" e "No More Darkness", sottolineati da ricorrenti riff all’80% tastieristici di Lorenzo, a volte maestosi, altre mistici.

La prevalenza dell’organo negli arrangiamenti non impedisce fugaci ed energiche sortite chitarristiche, come quella aggressiva tutta wah-wah di "Let Yourself Go". Affascinante la fusione chitarre elettriche/acustiche-keyboards messa in atto; geniali le numerosi intuizioni strumentali: la steel guitar delicata che permea interamente la fascinosa "Lilith"; sitar in grande evidenza, tambura e glockenspiel nell’orientaleggiante "In Your Life", dalla fascinosa lunga coda strumentale.

La morbida e omogenea successione di brani tutti mid-tempo pare rivelare l’intenzione di una concept-opera di planante psichedelia nella prima parte, più incisiva a partire dalla vitale "Chasing Rainbows", sempre più introspettiva, dark e acida giù giù attraverso "Dark Twin", "Renegade Soul" sino alla conclusiva "Madness Of Your Own Making", tre episodi impagabili, tre preghiere sospese tra inferno e paradiso. Lorenzo le interpreta con intensità quasi religiosa, dilatando sorprendentemente il suo mood vocale soprattutto in "Dark Twin".
"Renegade Soul" è ricca di un flauto fatato e si dipana sulla tenebrosa seziona ritmica di Fuzz Daddy (drums) e Moody Guru (bass), tra antiche tentazioni pinkfloydiane e abbacinanti rifrazioni 13th Floor Elevators.

"Madness Of Your Own Making" conclude con ispiratissima pacatezza atmosferica e conturbanti riflessioni esistenziali un’opera pressoché perfetta, che lascia presagire ulteriori mature sorprese artistiche per il futuro della band danese e della psichedelia scandinava.