The Most Serene Republic

Population

2007 (Arts&Crafts) | indie/post, prog-rock

Con discreto ritardo mi accorgo dei Most Serene Republic e che il loro "Population" è uno dei migliori album dell'anno passato. Prima band a firmare Arts&Crafts senza condividere membri con i Broken Social Scene, a dispetto del nome la Serenissima risiede nell'Ontario.

La loro musica risente indubbiamente del contatto con la vivace scena indie/post canadese, ma rielabora le trame limpide e corali che le sono tipiche in un personale arazzo progressive. Personale, soprattutto perché è difficile cogliere rimandi diretti alla tradizione prog: al di là del drumming ipercinetico che fa molto Mars Volta, "Population" è quanto di più lontano possibile dalla magniloquenza e dall'esibizionismo che sono da sempre croce e delizia del genere.
E' un progressive "liberty" quello di "Population": non rinnega i fronzoli rococò, ma li tramuta negli archi rampanti di un'architettura/organismo capace di stagliarsi verso il cielo in tutta la sua leggerezza.

Così "Battle Hymn Of The Republic" chiude sull'ennesimo crescendo in stile Explosions In The Sky, per giunta ampliato a una mezza orchestra, "Humble Peasants" rilegge i tintinnii folktronici dei Múm in un'ouverture con tanto di corni, eppure non c'è verso di trovarci ampollosità. Ci sarebbe da passar le ore col gioco delle citazioni; meglio limitarsi a un pezzo emblematico: in quaranta secondi "The Men Who Live Upstairs" apre My Bloody Valentine, fa strada a scintillanti accordi Yes per poi dischiudersi in un folk corale alla "Wolves" (sempre più album-simbolo delle nuove derive "pastelliste" dell'indie/post).
La classe dei The Most Serene Republic sta anche nel non lasciarsi sopraffare dai rimandi, riuscendo a creare uno stile sì eclettico, ma coeso e distinguibile: estroso, fantasioso (anzi, fantasiosissimo), a modo suo romantico - i Flaming Lips trasportati in un dipinto di Alphonse Mucha.

La copertina di "Population" ben ne descrive l'incanto lillipuziano: una gemma di mille sfavillii e sfaccettature, che conferma il Canada come Eldorado dell'indie-rock e marca un ulteriore passo nell'evoluzione di una tendenza (sopra la chiamavo "pastellista", ma quello dei TMSR è piuttosto un ciclo di affreschi, di vetrate dai colori accesi) che raccoglie ormai sempre più proseliti.

(26/02/2008)

  • Tracklist
  1. Humble Peasants
  2. Compliance
  3. The Men Who Live Upstairs
  4. Present Of Future End
  5. A Mix Of Sun And Cloud
  6. Battle Hymn Of The Republic
  7. Why So Looking Back
  8. Sherry And Her Butterfly Net
  9. Agenbite Of Inwit
  10. Career In Shaping Clay
  11. Solipsism Millionaires
  12. Multiplication Desks
  13. Neurasthenia
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