Kanye West

Graduation

2007 (Roc-A-Fella Records) | hip hop

Ed è di nuovo Kanye. L'uomo non più tanto nuovo dell'hip-hop, il producer che ha cambiato radicalmente tutti i paradigmi del genere, è tornato a mostrarsi solista, concludendo la trilogia, iniziata qualche anno fa con "College Dropout".

Mentre i nostri salviettoni lottavano tra sabbia e vento, e noi con loro a pancia all'aria pensando al nulla, sulle scene musicali si presentava Mr West con il nuovo singolo "Stronger", e un video visto su YouTube da pressoché chiunque – video citazionista del mondo futurista e androide dei Daft Punk.
Partiamo da qui, dunque, da Kanye West e Stronger, da Kanye West e i Daft Punk. Già, perché è proprio pescando dalla floridissima scena elettronica francese che Kanye West trova l’ispirazione giusta che vale l’album. E lo si dica subito, per chiarezza, che a noi "Stronger" è davvero piaciuto, che è, stando bassi, nella top 5 dei singoli dell’anno. E’ un piccolo brano rivoluzionario dell’universo hip-hop odierno, tanto rivoluzionario, quanto passatista, perché in odor di quella comunella storica che fu Afrika Bambaataa e Kraftwerk. Per molti l’hip-hop nacque lì e da lì riparte anche Kanye West, rispolverando ancora una volta, come già Afrika Bambaataa, la scena dance europea, e ancora una volta confezionando un prodotto transgenere e quindi di per sé significativo.

“Placet Rock” fu simbolo e turning point di tutto, “Stronger” è la presa di coscienza di quello che ad oggi può davvero essere considerato il massimo esponente del genere. Campionando "Harder, Better, Faster, Stronger" dei Daft Punk, Kanye West non solo paga tributo a un monumento della musica elettronica contemporanea, ma costruisce un perfetto e inattaccabile gioiello pop. Di meglio non si può chiedere, nemmeno chiamando l’ormai inflazionato Timbaland.

Poi, sempre su quella stessa spiaggia, con i soliti salviettoni al vento e i soliti pensieri sul nulla, si leggeva spazientiti di una improbabile lotta discografica tra Kanye West e 50 Cents, con quest'ultimo che minacciava di smettere con la musica se nella prima settimana non avesse venduto più del rivale. Ora, a bocce ferme e per amor di chiarezza, ma soprattutto con i dati in mano, leggiamo testuali: 957.000 copie per "Graduation" e 691.000 copie per "Curtis" solo sul suolo americano. Nel resto del mondo Kanye ha doppiato il rivale. Se le parole valgono qualcosa, 50 Cents dovrebbe lasciare, con nostra somma gioia, le scene musicali, ma così non sarà, stante l’ultima dichiarazione paranoica dell'ex galeotto: "Nella sua intera carriera, Kanye West non ha mai venduto nemmeno la metà di quello che ho totalizzato io solo con il primo album. E’ chiaro che la Def Jam ha orchestrato il tutto, investendo dei soldi nel comprare un vasto numero di copie per fargli fare bella figura". Il commento a voi.

A noi, invece, conviene raccontarvi più da vicino l’album, che purtroppo lascia un po’ di amaro in bocca, forse perché illusi da quella presentazione col botto. E’ un lavoro meno corposo, meno denso, meno trasversale e musicalmente meno ricco del precedente "Late Registration".
E' l'album più pop di Kanye West, certamente meno acuto e intelligente, ma di più facile ascolto. Vicino ai dispensatori di hip-hop intelligente, ma da scaffale: tra gli ultimi esempi si citi per tutti Common - tra l’altro prodotto proprio da Kanye.

Le atmosfere costruite con sapienza di "Flashing Lights" sono un riferimento all'attitudine cinematografica di Craig Armstrong, ricche di pathos perfino malinconiche. Il mood un poco riflessivo prosegue con "Can't Tell Me Nothing", strappato musicalmente dagli archetipi soul-hip-hop: rappato docile e chorus black. Punge e non fa male: punge perché, a fronte di una vasta letteratura musicale costruita proprio su questi binari di  hip-hop imbastardito e di lezioso esercizio pop per MC’s poco veloci e con voce zuccherosa, Kanye non manca di timbrare il cartellino anche qui, costruendo su di sé un brano da scodinzolamento cranico avanti e indietro, per sere buie, per palasport illuminati da accendini. E una ballata hip-hop.

Forse è proprio con "Champion" che Kanye West ritrova il suo passato, sample dance-pop luccicante, mentre  "Everything I Am" è lo specchio di cosa è adesso Kanye e di quello che vuole diventare. Vuole creare musica di massa per la massa, musica hip-hop da ascolto e quindi non può che rispolverare jazz e soul. Del resto "Everything I Am" è uno scacciapensieri musicale, poco ingombrante, decisamente sopportabile dalle orecchie di chiunque, facilmente decodificabile, perché privo di quelle barriere culturali che rendono l'hip-hop ancora poco alla portata di tutti.
Se con "Late Graduation" si può parlare di hip-pop, qui il passo avanti è dato da una maturità e profondità tipica dell'adult-rock, e possiamo dunque parlare di adult hip-pop.

Veniamo ora ad alcune considerazioni sugli ospiti: Mos Def è l'animatore di "Drunk And Hot Girls". Un paio di cose al riguardo: Mos Def è conosciuto più per le sue vicende cinematografiche e da piccolo schermo che per le prove su disco. Della sua esperienza musicale si ricorda con discreto piacere lo split con Talib Kweli in "Black Star". Il resto è giustamente nell'oblio. Il brano è invece un gustoso rap-rock: con il termine non si intenda il crossover alla Run DMC, ma piuttosto un rappato simil-cantato a cui è accompagnata una base delicata, qualche vagheggiamento jazzy, pochi beat ingombranti e paranoiche ripetizioni del refrain. E' rilassatezza pura. L'altro featuring di riguardo è Chris Martin dei Coldplay, ormai personaggio (no)globale, simbolo pulito della pop-music e dunque preda preferita di questo Kanye West in vena di diventarne  la nuova icona. Il brano é "Homecoming" e Chris Martin si lancia nel divertissment puro, rappando improbabilmente anche lui, rileggendo in chiave maschile quello che generalmente è affidato alla bella voce black di turno. Si risentono a distanza i richiami del reggae caraibico meno festoso (un po' Wycleaf Jean per intenderci).

Tirando le conclusioni, Kanye West ha fatto le cose in grande con il singolo, che rimarrà incastrato da qualche parte nella storia del genere. Poi però prevale a volte la voglia di strafare, altre il minimalismo che dal produttore Kanye West non si riesce proprio a capire, soprattutto perché si è rivelato nel tempo uno dei migliori costruttori di suoni di tutto l'hip-hop. Trovarlo qui, al suo terzo album, con basi sì perfette, ma poco orchestrali, poco costruite e complicate, stupisce e lascia forse interdetti. Ce lo saremmo aspettati da altri, non da lui. Il risultato è figlio di questa discontinuità, resa ancor più evidente dall'inevitabile paragone con il precedente "Late Registration", che rimane il suo capolavoro. "Graduation" si colloca anche sotto l'esordio "College Dropout" (il primo della trilogia, ma lì forse gioca anche l'effetto novità).
"Stronger", tuttavia, vale una carriera per qualsiasi rookie dell'hip-hop, e non va dimenticato. Il resto del disco è mediamente discreto, con alcuni brani davvero buoni. Per questo anche "Graduation" si merita la sufficienza abbondante, ma non l'innamoramento.

(26/09/2007)

  • Tracklist
  1. Good Morning
  2. Champion
  3. Stronger
  4. I Wonder
  5. Good Life
  6. Can't Tell Me Nothing
  7. Barry Bonds
  8. Drunk And Hot Girls
  9. Flashing Lights
  10. Everything I Am
  11. The Glory
  12. Homecoming
  13. Big Brother
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