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Betimes Black Cloudmasses

2008 (Vhf) | improv, ambient

Secondo lavoro del trio composto da Vincent De Roguin (Shora), Stephen O'Malley (Sunn O))), KTL) e Daniel O'Sullivan (Guapo), “Betimes Black Cloudmasses” diluisce l’impatto atmosferico del precedente “Deep In Ocean Sunk the Lamp of Light” in una più marcata vertigine “impro”, tale che queste nuove tre tracce possono, a ragione, considerarsi come il raggiungimento di un modus operandi con cui la band sembra, finalmente, a suo agio.

Tracce che inscenano un continuo evolversi di traiettorie sempre inquiete e agonizzanti, tra luci ed ombre consumate da screzi timbrici e da maree esoteriche che dilavano il suono, mantenendolo in una zona di confine, al limitare di un sottobosco “mentale”. E, così, il primo movimento trae spunto da manovre, insieme, liquide e cosmiche, ma tutto è oscuro, intorpidito da olezzi orientaleggianti che tracciano una linea ideale tra i Pink Floyd di “Set the Controls for the Heart of the Sun” e alcune delle escursioni più sinistre dei primissimi Tangerine Dream. Nell’immediato, poi, frequenze tremule e rimbombi cupi, penombre catacombali e aliti di voce dispersi tra la nebbia.

Una nebbia da cui emerge un secondo movimento in cui la sperimentazione innesca un corto-circuito temporale, aprendo squarci ideali verso le esperienze più accecanti dell’improvvisata degli anni Settanta. E sono, allora, ruzzoli repentini e lagune enigmatiche, scenografie rigorose ma non esenti dal mistero, come un “sentimental journey” di sibili, percussioni e schianti. Dissolute infiorescenze ambientali (forse un risuonare liturgico “involuto”) e un carillon che procede ipnotico in mezzo alle rovine, mostrando trame e concatenazioni illusorie, suggestioni e pulviscoli di estasi, fino al tenebroso lirismo della panoramica finale memore di certi cimiteri KTL.

Il montare estenuante degli strumenti sfocia negli spazi perforati dell’ultimo movimento, in cui silenzio e suono si modellano sulle frastagliate stilettate delle timbriche. Presenze che maturano sonnambule tra le pieghe del vuoto, con tanto di materializzazione “zombie” di Rygg degli Ulver. E’ la dislocazione ultima, il panoramico svolgersi di un gelido affaccendarsi di fobie ataviche.

(14/10/2008)

  • Tracklist

1. I
2. II
3. III

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