Ani Di Franco

Red Letter Year

2008 (Righteous Babe) | folk, pop-jazz

A essere del tutto onesti (con se stessi ma soprattutto con i lettori) i dischi di Ani DiFranco andrebbero solo annunciati, magari elencati, di certo non recensiti. Trovare un termine che non sia già stato speso su di lei in passato è come svuotare l'oceano con un secchiello (col fondo crepato).
Rintracciare tutti i precedenti significa spulciarsi una lista d'attesa lunga quasi due decenni.
Chi la ama sa già cosa aspettarsi, chi la detesta ha già predisposto rifugi sotterranei a prova di stampa specializzata, tutti gli altri cercano solo un pertugio che consenta loro di penetrare nel suo mondo senza essere travolti da una valanga di opere scialbe, autoindulgenti, fuorvianti, un bignami che riduca il tutto a quelle tre/quattro uscite fondamentali che un (grande) artista ha a disposizione (se gli va bene) prima di tirare i remi in barca e lasciarsi trascinare dalla corrente sull'isola deserta della propria vena.

I meriti di questa splendida (quasi) quarantenne, d'altro canto, non esiste appartenente ad alcuna di queste tre categorie che potrà mai disconoscerli: folk-singer da quando aveva nove anni, a diciotto fondatrice di un'etichetta (per la quale incide tuttora), un milione di copie vendute a soli ventisei anni e senza passare per i canali della grande distribuzione. Di più: ha guidato una generazione di riotgrrrls alla riscoperta dei tesori della costa occidentale, sepolti fra il Delta e gli Appalachi. Di contro: trenta album pubblicati (diciassette in studio, dodici live e una raccolta) in venti anni di attività sarebbero troppi per chiunque.

Consapevole che il meglio è quasi sempre nemico del bene, ora come ora, Ani misura i passi con grande attenzione: canzoni esili ed essenziali, ornati minimalisti, performance vocali (e verbali) bilanciate, atmosfera informale, rilassata, familiare (produce il compagno Mike Napolitano) di chi vuol dire tanto con poco. Peccato, però, che il disco non cambi mai passo, che dietro tanta soavità e delicatezza s'avverta un sentore di stanchezza, che la maggior parte dei pezzi suonino come sovraincisioni del passato in bassa fedeltà (il folk-jazz da camera di "Red Letter Year", "Landing Gear" e "Star Matter" in "Reveilling"; la world music di "Alla This" in "Dilate"; il blues di "Round A Pole" e il funk alla Sugarhill di "Emancipated Minor" in "To The Teeth", le cullanti partiture sintetiche di "Smiling Underneath" in "Reprieve"). Solo la grandeur filarmonica di "The Atom" (archi, gong, tamburi) e la solipsistica nenia folk di "Way Tight" (con la sua brillante tecnica chitarristica messa a nudo da flebili echi di Moog, schiocchi di contrabbasso e ragnatele di flauto) aggiungono qualcosa di sostanzioso al suo sterminato canzoniere.

Parsimoniosa.

(13/10/2008)

  • Tracklist
  1. Red Letter Year
  2. Alla This
  3. Present/Infant
  4. Smiling Underneath
  5. Way Tight
  6. Emancipated Mirror
  7. Good Luck
  8. The Atom
  9. Round A Pole
  10. Landing Gear
  11. Star Matter
  12. Red Letter Year Reprise
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