Devotchka

A Mad & Faithful Telling

2008 (Anti) | alt-rock, gypsy-folk

Nel panorama rock alternativo degli ultimi anni si è sporta la tradizione musicale balcanica, con tanto di archi frenetici e trequarti sbilenchi. Se all’inizio poteva sembrare un fenomeno passeggero, un’altra tendenza fugace dell’universo indie, giunti a questo punto non si può più negare che si sia formata una vera e propria scena, con diversi nomi di punta.
Si potrebbe dire che a lanciare la prima pietra balcanica nel mondo pop sia stato il bosniaco Goran Bregovic, divenuto famoso soprattutto per le colonne sonore dei film dell'(ex)amico Kusturica; ma se nel suo caso si poteva parlare di “ritorno alle origini”, non si è potuto giustificare allo stesso modo un gruppo come A Hawk And A Hacksaw, compagine nata da una costola dell’indimentica indie-folk band Neutral Milk Hotel: direttamente da Albuquerque, Usa. Da lì in poi è stata una tempesta di fanfare e valzer ubriachi, che ha investito sia la sfera più indie (vedi Beirut), sia il panorama mainstream (vedi il boom dei Gogol Bordello e del loro leader, Eugene Hutz).
Schiacciati da questo marasma al sapore di liquori scadenti, i poveri Devotchka hanno dovuto sudare quattro dischi per arrivare alla consacrazione.

In realtà, il successo arrivò già nel 2004 con “How It Ends”: un album ricercato, studiato e suonato benissimo, accompagnato da melodie irresistibili che ammiccavano sia ai fiati slavi che alle chitarre più indie-rock, in un connubio di stili e mestieri efficace. La pausa lunghissima (intervallata dalla composizione, nel 2006, per la colonna sonora di “Little Miss Sunshine”) è servita per girare il mondo, suonare e risuonare, saldare i rapporti e chiudere capitoli ormai vecchi.
“A Mad And Faithfull Telling” è infatti un disco maturo, grande, lucido e molto più elaborato dei precedenti. La voce è la costante invariabile nell’equazione dei Devotchka, perché un tono così melanconico e nostalgico come quello di Nick Urata calza a pennello tra queste trame sonore, sposando sia i pezzi folk che i momenti di stampo indie-rock.

Un lavoro molto più elaborato, si diceva, e decisamente più articolato per come gestisce le varie partiture: archi, fiati e percussioni in un continuo incrocio e dialogo. sia tra di loro che assieme alla voce. “Undone”, ad esempio, mette in mostra delle percussioni fantastiche e varie, che riescono a dare una base ritmica solida alla canzone nonostante giochino per tutto il pezzo su cambi di tempo. “Strizzalo”, breve strumentale, ha come cardine la fisarmonica che delinea un valzer spensierato, accompagnata dagli archi e dai fiati, dipingendo un quadro d’altri secoli. Anche l’iniziale “Basso Profundo” non nasconde un certo naso per gli arrangiamenti: archi saltellanti in piena tradizione balcanica su un tappeto di ritmica minimale e percussiva, con un rallentamento a tre quarti della canzone trascinante come pochi.

Come contraltare allo spirito più folk del combo, troviamo pezzi che cercano di suonare moderni, a sottolineare l’appartenenza dei Devotchka al mondo musicale attuale. Quindi “New World” ha un inizio sul filo del plettro che ricorda certo indie-rock canadese solo senza distorsione, e quando arrivano la voce e gli archi la sensazione di dèja-vù si fa decisamente più nitida. “The Clockwise Witness” percorre la stessa linea: intro delicata, strofa passionale e ritornello in crescendo, ricordando in questo caso il Beirut meno ispirato. Su un gradino più alto, “Transliterator”, che mostra i denti con una innocua ma molto efficace chitarra in distorsione e un ritornello incalzante e ben riuscito; molto bello anche lo stacco finale con i fiati che preparano un crescendo di piano romantico e d’effetto.

Per chi ama le sonorità, questo disco sarà quaranta minuti di divertimento spassionato e senza pretese; per tutti gli altri, niente di più della solita minestra riscaldata.
“A Mad And Faithfull Telling” non è un lavoro innovativo e sorprendente perché non vuole esserlo, nonostante i Devotchka abbiano delle grandi potenzialità che permetterebbero loro di uscire dai confini di genere. In fondo, si pongono come obbiettivo quello di fare un buon indie-rock confezionato in maniera diversa e ci riescono con molta facilità, soprattutto quando cavalcano l’onda di Arcade Fire e soci.

(27/03/2008)

  • Tracklist
  1. Basso Profundo
  2. Along The Way
  3. The Clockwise Witness
  4. Head Honcho
  5. Comrade Z
  6. Transliterator
  7. Blessing In Disguise
  8. Undone
  9. Strizzalo
  10. New World


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