Jamie Lidell

Jim

2008 (Warp) | soul

Al terzo album solista Jamie Lidell sembra aver portato a termine il percorso. Un primo album di oscure glitcherie e pochissima voce, un secondo di soul mutante, un terzo di soul e basta. Questo è “Jim”, attesa prova di conferma di uno che, dopo “Multiply” e il bizzarro progetto “Echohce” (ideato da F.M. Einheit degli Einstürzende Neubauten, e abbiamo già detto molto), sembrava che potesse tirare fuori il capolavoro. E invece.
Il Super Collider più melodico approda infine a un soul di stampo quasi classico. Non nascondiamoci: questo era uno degli sbocchi probabili, ma sicuramente non il più eccitante fra quelli possibili. Eliminati (o quantomeno drasticamente ridotti) gli effetti speciali, eliminata la coesa varietà che caratterizzava le sue opere precedenti, il nostro finisce per perdere il suo caratteristico sguardo obliquo e personalissimo sulla materia.

Quello che resta è quindi un onesto aggiornamento dei canoni soul ai nostri giorni, purgato di ogni elemento perturbatore. Certo, scrittura e produzione continuano ad essere superiori a quelle di certi prodotti costruiti in serie (Angie Stone, Duffy, ma anche Amy Winehouse). Basti come esempio il bridge di “Out Of My System”, che arriva esattamente dove deve e quando deve. L’arte dei ponti è sempre meno diffusa, e Lidell è uno degli ultimi maestri.

Sempre a favore di “Jim” c’è l’alternanza tra momenti più sostenuti e ruffianissimi lenti che è sapiente, e tutto scivola via con eleganza e intelligente leggerezza. Scivola via, però. Gli handclap con cui si apre il disco, i sintetizzatori vintage, il movimentato pianoforte, la splendida voce di cioccolato bianco di Lidell. Tutto valido ma poco incisivo. Sì, ci piace tutto, ma nulla ci sorprende. “Another Day”, gioiosissima anche se un po’ troppo pulitina, in “Multiply” sarebbe stata rubricata fra gli episodi minori, qua è uno degli highlight e il secondo singolo estratto dall’album. Si sente Prince, si sente tanta musica nera, soprattutto dell’anima, soprattutto Stevie Wonder. Quanto Stevie Wonder c’è infatti in “Little Bit Of Feel Good” e “Figured Me Out”? Un po’ troppo, a dirla tutta.
Eppure, quando meno te lo aspetti, proprio in chiusura… “Rope Of Sand”, un colpo di coda da vero maestro: melodicamente perfetta, arrangiamento essenziale ma non povero (il violoncello che interviene sul finale), delicata, piena di quella dolce malinconia che fa grandi i lenti pop. Bellissima.

Però alla fine l’impressione non cambia: tutto davvero troppo perfettino. Latita quell’elemento di originalità che aveva fatto di “Multiply” un oggetto prezioso, raro, fondamentalmente diverso e stimolante.
Probabilmente “Jim” piacerà molto di più ai curatori di mostre di design, agli arredatori cool o alla redazione di “Nonsolomoda” che non a voi. Quello che è peggio, però, è che la strada percorsa da Lidell sembra condurre a un futuro di un certo successo e tranquillità economica. Riuscirà a resistere a queste lusinghe per il nostro piacere? E voi cosa fareste al suo posto?

(30/04/2008)

  • Tracklist
  1. Another Way
  2. Wait For Me
  3. Out Of My System
  4. All I Wanna Do
  5. Little Bit Of Feel Good
  6. Figured Me Out
  7. Hurricane
  8. Green Light
  9. Where D’You Go?
  10. Rope Of Sand

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