Aidan Baker & Thisquietarmy

A Picture Of A Picture

2009 (Killer Pimp) | kosmische musik, ambient

L’instancabile Aidan Baker continua la sua peregrinazione sonora.
Tra i numerosi progetti del musicista canadese, la collaborazione con Thisquietarmy (nome in codice del chitarrista e ingegnere del suono Erich Quach, da Montreal), dopo un pregevole Ep rilasciato nel 2007 (“Orange”), approda al formato lungo con “A Picture Of A Picture”, un’ora di scintillante, fascinoso, sovente tenebroso impressionismo cosmico.

Come da titolo, la musica ridona il senso di un infinito riverberarsi di sensazioni, quasi fosse uno specchio dentro cui le stesse continuassero a esistere solo per perenne irradiazione. Registrato per lo più in presa diretta, con minimi interventi in fase di post-produzione, “A Picture Of A Picture” è l’ennesima avventura dello spirito che trae linfa vitale sia dalle indimenticabili esperienze dei “corrieri cosmici” tedeschi, che dalle più suggestive vicende della scuola spaziale americana.

Come un invito a librarsi verso gli spazio siderali, “Imagistic Continuity” stende uno sconfinato tappeto di drone-ambient che oscilla tra terror panico e smisurato amore per l’Ignoto. Richiami cosmici che s'irradiano dentro voragini spazio-temporali in cui si consuma, struggente, il desiderio di ritrovare, nel susseguirsi inesausto degli eventi, l’appiglio cui ancorare la nostalgia, per renderla baluardo ultimo contro lo sfinimento dei corpi e dell’anima. Nel suo bisogno di trasferire “altrove” la percezione umana, la musica cosmica, del resto, continua a divulgare un messaggio di eternità, la visione di paesaggi immaginari dentro cui collocare la memoria, rendendola pura filigrana di un lirismo inusitato.

“Loss Of Perspective” sonnecchia tra spirali cosmiche in andirivieni circolare. Vuoto pneumatico in un dormiveglia galattico. La musica (il cui respiro sembra attirarci in un sogno senza fine) avanza, spaesata, come una desolata romanza terminale, diffondendo sillabe sonore di un poema della vertigine planetaria.

Proiettarsi verso l’alto è un bisogno “umano, troppo umano”. Non in quanto volontà di farsi a immagine e somiglianza di Dio, ma, soprattutto, per sconfiggere la malvagia follia del divenire. Ecco perché, allora, Baker e Quach abbandonano le loro note a una fluttuazione non di tipo orizzontale, ma “verticale”, riscoprendo la vera meraviglia delle navigazioni interstellari. D’altra parte, se è l’inconscio il luogo in cui quest’ultime s’originano e si sviluppano, non altra possibilità sarà loro concessa se non quella di un reiterato inabissarsi. “A Picture Of A Picture”, ça va sans dire

Sulla soglia di “Negative Space”, cascanti accordi di chitarra introducono un acquerello stupefatto di armonici e languidi feedback che ibrida la solenne psichedelia trascendentale degli Hash Jar Tempo con il pittoricismo sinfonico di Kevin Braheny. Distanze, echi, memorie, profondità che tremolano senza meta, accompagnandosi per mano, e per mano avvicinandosi al Mistero, come un’onda che, prima o poi, arriverà a schiantarsi sulla riva, morendo tra mille rivoli di schiuma, mille labirinti di pensiero.

Questo, in definitiva, ci sussurra “Horizon Line”, capolavoro di descrittivismo astrale che chiude uno dei migliori dischi di questo primo scorcio di 2009.

(07/04/2009)

  • Tracklist
1. Imagistic Continuity
2. Loss of Perspective
3. Negative Space
4. Horizon Line

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