SMITHS - MORRISSEY - Swords

2009 (Polydor)
pop

“Re-issue! Re-package! Re-evaluate the songs!”. Così cantava un tempo l’autore di “Paint A Vulgar Picture”, che però ultimamente ha preso gusto nel guardare spesso al proprio passato. Tra il grande ritorno con “You Are The Quarry” e altri due solidi lavori discografici (“Ringleader Of The Tormentors” e il recente “Years Of Refusal“) c’è stato un buon album dal vivo, un greatest hits assai incompleto che ha inaugurato il nuovo contratto con la Universal e le ristampe di “Southpaw Grammar” e “Maladjusted”, entrambi fuori catalogo da un po’ di tempo. La Emi non è rimasta con le mani in mano e ha ristampato nel 2009 il cofanetto con tutti i suoi singoli pubblicati fino al 1995, su cd e 45 giri (un’operazione simile a quella della Rhino Records dedicata agli Smiths).

E adesso è la volta di “Swords”, una generosa antologia che prende in considerazione gran parte dei lati B dei singoli incisi negli ultimi sei anni, selezionati da Morrissey in persona; per rendere il piatto più appetitoso ai fan di più lungo corso, c’è un’edizione limitata con altre otto canzoni registrate dal vivo a Varsavia durante il suo ultimo tour.

Nell’era dei download una simile pubblicazione può apparire ridondante, tuttavia sono molteplici i motivi per cui sia i fedelissimi che i semplici curiosi potranno apprezzare “Swords”, che appare tutt’altro che una raccolta di canzoni minori indegne di far parte delle scalette degli album ufficiali. L’ex-Smiths ne è consapevole, ed è così convinto della qualità del materiale che ha lanciato persino uno “Swords Tour” – e non ha mica torto: il più delle volte si ha l’impressione di ascoltare un album vero e proprio. Tra i produttori coinvolti ci sono Tony Visconti, Jerry Finn (scomparso un anno fa a causa di un’emorragia cerebrale) e il musicista argentino Gustavo Santaolalla – noto ai più per aver composto le colonne sonore dei film “I diari della motocicletta” e “I segreti di Brokeback Mountain” (con cui vinse un Academy Award).

Due sono le ospiti d’onore: Kristeen Young impreziosisce “Sweetie Pie”, il brano più insolito e sinistro del disco, mentre l’amica Chrissie Hynde dei Pretenders ha partecipato alla registrazione di “Shame Is The Name”, una foto scattata senza fronzoli e mostrataci senza troppi giri di parole (evitando di sfociare, per fortuna, nel predicozzo) di una nuova generazione stordita che si butta via sballandosi con tutto ciò che appare trasgressivo ai suoi occhi.

Fatta eccezione per una cover di “Drive-in Saturday” di Bowie, registrata dal vivo e finora reperibile solo in vinile – mancano all’appello i rifacimenti di “Human Being” dei New York Dolls (dei quali è un grande fan) e di “A Song From Under The Floorboards” dei Magazine – tutti i testi sono stati scritti dal Moz ed è possibile ritrovare qui i temi a lui cari da sempre, le sue inquietudini e la graffiante poetica che lo contraddistingue. Più di una canzone è stata presentata dal vivo in passato: “Don’t Make Fun Of Daddy’s Voice” è anche nell’ottimo dvd “Who Put The M In Manchester” mentre “Ganglord” (feroce invettiva contro lo “stato di polizia” di Los Angeles) è stata eseguita per la prima volta in Scozia, a Greenock, nel 2006. “It’s Hard To Walk Tall When You’re Small”, che tra le righe si rivela un brano al vetriolo contro l’ex-compagno di band Mike Joyce, era finora disponibile su supporto digitale solo negli States e “My Dearest Love”, retro di “All You Need Is Me”, compare su compact disc per la primissima volta.

Anche questa volta le liriche di Steven Patrick Morrissey offrono più di una chiave di lettura: è il caso delle “Never-Played Symphonies”, che potrebbero essere sia le canzoni scritte e lasciate nel cassetto sia quelle persone che il cantante di Manchester non ha mai potuto avere, ma anche dell’ambiguo ritratto di “Christian Dior” – poiché secondo il nostro lo stilista in questione avrebbe “sprecato la sua vita fra grandeur e stile facendo sorridere i poveri ricchi”, mentre avrebbe potuto “mettere incinte delle donne, oppure baciare scugnizzi napoletani che neppure sapevano scrivere il proprio nome”.

L’immagine del “Teenage Dad On His Estate” è tenera e allo stesso tempo rappresenta un dito medio alzato contro chi è in grado solo di giudicare (“Ti rimetti alle opinioni delle notizie in tv, lasci che qualcuno pensi al posto tuo… Guardi dall’alto in basso il ragazzo padre, col suo bambino e la sua Jensen Interceptor lui è felice, lascialo in pace”); la cronaca dei “Children In Pieces” irlandesi maltrattati nelle scuole (“Giudici, preti, poliziotti e cardinali guardano dall’altra parte, quando arriva il fine settimana ne faranno uso”) è invece un pugno cruento che arriva dritto nello stomaco.

Il breve live a Varsavia dell’edizione deluxe è energico quanto basta e ci mostra il cantante in buona forma. Oltre a sette canzoni tratte dal suo repertorio solista, trova posto in scaletta anche un intelligente recupero smithsiano (il 45 giri “You Just Haven’t Earned It Yet, Baby”, già in “Louder Than Bombs”). Il libretto contiene i testi dei diciotto lati B presenti e un’intervista in cui Morrissey commemora il produttore Jerry Finn, che nel corso della propria carriera ha collaborato con i Green Day e i Blink 182.

09/01/2010

Tracklist

  1. 1. Swords
  2. 2. Good Looking Man About Town
  3. 3. Don't Make Fun Of Daddy's Voice
  4. 4. If You Don't Like Me, Don't Look At Me
  5. 5. Ganglord
  6. 6. My Dearest Love
  7. 7. The Never-Played Symphonies
  8. 8. Sweetie Pie
  9. 9. Christian Dior
  10. 10. Shame Is The Name
  11. 11. Munich Air Disaster 1958
  12. 12. I Knew I Was Next
  13. 13. It's Hard To Walk Tall When You're Small
  14. 14. Teenage Dad On His Estate
  15. 15. Children In Pieces
  16. 16. Friday Mourning
  17. 17. My Life Is A Succession Of People Saying Goodbye
  18. 18. Drive-In Saturday - live
  19. 19. Because Of My Poor Education
  20. 20. Live In Warsaw
  21. 21. Black Cloud
  22. 22. I'm Throwing My Arms Around Paris
  23. 23. I Just Want To See The Boy Happy
  24. 24. Why Don't You Find Out For Yourself
  25. 25. One Day Goodbye Will Be Farewell
  26. 26. You Just Haven't Earned It Yet, Baby
  27. 27. Life Is A Pigsty
  28. 28. I'm Ok By Myself

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