New York Dolls

Cause I Sez So

2009 (Atco) | rock, pre-punk

È come quella storiella del contadino e del maiale. Non è mia, è roba vecchia, la usava anche Umberto Eco perché caratterizzava in modo pittoresco la difficoltà di far rientrare una cosa viva, mobile, reale, in una categoria predefinita. In pratica, c’è questo contadino che ha pazientemente cresciuto il suo bel maiale e che non vede l’ora di mangiarselo, ma siccome, a suo modo, c’è affezionato lo fa un pò  per volta, sostituendo le parti mancanti dell’animale ancora in vita con dei pezzi in legno. Il succo è: ha ancora senso chiamare maiale un essere mutante e transgenico di tal fatta? Boh, e chi sono io per darvi una risposta? Posso dirvi però che il dubbio m’è risorto ascoltando l’ultimo dei New York Dolls, che sembra una di quelle allegre veglie funebri in cui i superstiti si riuniscono per commemorare gli amici che non ci sono più e, un brindisi dopo l’altro alla salute dei cari estinti, finiscono per ubriacarsi come scimmie e annebbiati mettersi a cantare qualcosa che ricorda i bei tempi andati, facendo su un gran bordello tutti assieme perché, non si sa mai, oggi di qua, domani di là, potrebbe anche essere l’ultima volta che ci si vede.

Passi per Billy Murcia che, poverino, morì a soli 18 anni anni, più di tre decenni fa, per colpa di due groupie con poco sale in zucca, passi per Johnny Thunders che ormai fa leggenda a sé, mettiamoci pure l’anima in pace che, pochi mesi dopo, Jerry Nolan raggiunse il suo band-leader negli Heartbreakers giusto in tempo per il primo concerto nell’aldilà, ma ora che se n’è andato anche il bassista originale Arthur “Killer” Kane, nel 2004 per un male che non perdona, bastano David Johansen e Sylvain Sylvain perché si possa ancora parlare di maiale… ehm… pardon, di “bambole newyorkesi”?. Per qualcuno evidentemente sì, anche se, nonostante la presenza di Todd Rundgren dall’altra parte del vetro insonorizzato e di una riedizione di un brano, “Trash”, risalente alle session del mitologico esordio, noi preferiremmo giudicare il nuovo "Cause I Sez So" come l’opera di un gruppo a sé stante. Un gruppo di volenterosi sessantenni (le “nuove leve” - che si fa per dire visto che al basso, ad esempio, c’è Sami Yaffa, vecchia cotica finlandese già con Hanoi Rocks e l’ultimo Thunders - si limitano a eseguire il materiale composto dai due “senatori”) che fa quello che può per mantenere accesa la fiaccola del rock’n’roll più istintivo e viscerale. Con esiti alterni.

Così se la title track fa ben sperare con quell’attacco stentoreo e affilato, presto si sdrucciola in uno street-glam anni 80 di cui i nostri possono a buon diritto rivendicare la paternità biologica, “Exorcism Of Despair”, in chiusura, si riallaccia idealmente al suono selvatico e percussivo dei due album settanteschi, ma artriticamente rallentato in chiave hard-rock. “Nobody Got No Bizness” si eleva sopra la media, col suo stomp/jungle elettrico di stampo diddleyano-stonesiano, anche se il mitico Johansen che, diciamocelo, non è mai stato Mick Jagger, ha disseminato parecchie ottave lungo il cammino ed è ormai incapace di cantare le note alte (non parliamo di acuti), mostra con imbarazzo tutti i suoi limiti in “Muddy Bones” e in due orrende ballate come “Better Than” e “Lonely So Long”.

Va decisamente meglio quando fanno cose più adatte alla loro età, come il blues rauco e watersiano di “Ridiculous” e il crooning mariachi di “Temptation To Exist”. Per il resto: “Drowning” ha un bell’arpeggio darky e orientaleggiante un po’ alla “Paint It Black”, ma il fiato corto e al primo ritornello ha già stancato e la riedizione di “Trash” trasformata per l’occasione in un reggae da villaggio vacanze non fa altro che acuire la nostalgia della versione originale.
Questo è il rock della terza età, prendere o lasciare. Cento di questi giorni comunque. E alla vostra, bambole.

(02/06/2009)

  • Tracklist
  1. Cause I Sez So
  2. Muddy Bones
  3. Better Than
  4. Lonely So Long
  5. My World
  6. Ridiculous
  7. Temptation To Exist
  8. Making Rain
  9. Drowning
  10. Nobody Got Bizness
  11. Trash
  12. Exorcism Of Despair
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