Niente da fare. Non riesce proprio a far quadrare le cose, Finn Andrews, che con i suoi The Veils approda al terzo album senza aver ancora trovato un’identità definita e vincente per il proprio sound ma trascinandosi ancora i dubbi e i difetti che si riscontravano nel precedente “Nux Vomica”.
La band è brava quando lavora “di gruppo” e si lascia andare al consueto pop-rock; riesce a creare pezzi anche molto belli come l’iniziale “Sit Down By The Fire”, ballata di ampio respiro, semplice ed efficace, oppure l’art-pop-rock denso e carico di “Killed By The Boom”.
Piacciono anche la “The Letter” in stile Killers, il grintoso simil-stoner di “Three Sister” o la torrida deriva psych degli otto minuti e rotti di “Larkspur”.
I problemi nascono quando Finn si vuol caricare il peso sulle spalle, dandosi a lente, a volte lentissime, ballate che risultano perlopiù noiose (“It Hits Deep”) e poco convincenti (il pop old-times di “The House She Lived In”) e anche l’interpretazione del leader risulta priva di sentimento e asettica laddove invece si dovrebbe esprimere parecchio, come nella title track, solo voce e piano, o in “Scarecrow”.
Un altro disco riuscito a metà per The Veils, gruppo di buone (ottime?) potenzialità che però fatica a trovare la strada giusta da percorrere e adottare come propria via maestra.
05/05/2009
La band di Finn Andrews scrive un nuovo significativo capitolo della propria storia
La band di Finn Andrews ritorna sulle scene con un lavoro dalle molteplici connotazioni atmosferiche e stilistiche
Pianoforte, archi e voce. Tre gli elementi essenziali dell'intenso settimo album della band di Finn Andrews
L’ottavo album della band di Finn Andrews è una riflessione sullo stato attuale del mondo
Willow Smith si immerge a fondo nel jazz con sempre maggior originalità e ambizione
Una messa in scena elettronica con echi modern classical per il compositore italiano di stanza a Madrid
Il secondo lavoro della band newyorkese è un atto di sfida e un'esplorazione del linguaggio noise-rock
Melodie ariose e bassi memorabili sorreggono un disco a tratti seducente o trascurabile
Dopo aver rivisitato Terry Riley e Philip Glass il musicista francese sfida i confini del folk
Primo esito di una nuova interessante piattaforma audiovisiva
Il settimo, divisivo disco delle stelle indie-rock newyorkesi
Andy LaPlegua torna alle sonorità a lui più congeniali, recuperando definitivamente la nostalgia techno body music