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Flashmob

2009 (Different Records/Pias) | french touch, tech-house

Pascal Arbez è tornato. Il cowboy di Dijon è nuovamente tra noi, dopo essersi dissolto per un breve periodo nel nulla, lontano da rave e dissonanze varie. Ma soprattutto dopo quattro lunghissimi anni da quel graffio disco-rock che destabilizzò un po' tutto l'ambiente parigino: dagli ultra conservatori french-touch fossilizzati nei locali più cool della capitale francese, ai devoti del punk più stupido che possiate conoscere. Insomma, negli ultimi tempi erano in molti a chiedersi cosa avrebbe potuto mai combinare in futuro quel pelato dal mixer di fuoco e dall'aria un po' furbetta. Bene. "Flashmob" sterza e azzera il tachimetro, andandosi a schiantare contro un muro di esibizionismo catchy e manierismo electro, abbandonando le ossessioni technoidi e i grezzi frastuoni rock che caratterizzavano l'ossatura del passato.

Stavolta, Arbez pompa come una vecchia maîtresse. Gli bastano poche cose per sedurre la clientela. Cassa dritta, tastierona kitsch e "See The Sea" spicca in volo, libera da qualsiasi velleità o demarcazione pseudo innovativa. "Poison Lips" va ancora oltre: basso ed evoluzione dreamy in coda strettamente Dfa (ops, New York...), leather bar all'orizzonte e gemiti asessuati in rotazione permanente. Il groove distorto di "Still" è un'estasi di captazioni magnetiche, pullulazioni esoteriche ora contorte, ora slegate di scatto da un beat ubriaco, ipnotizzato dal gain.

Ma non è tutta cassa e raspate analogiche. La title track mette in chiaro che la posta è più alta: tra rimpalli ritmici e colate di synth rappresi, si fa strada uno di quei giochini vocali che han fatto la gloria dei due caschi più famosi di Francia. Filtro a manetta e via alla spirale robotica "Mob-flash-mob-flash-mob/ Flash-mob-flash-mob-flash" - i Kraftwerk strizzati in due sillabe e aggiornati allo sfarzo 80s, alla ruffianeria 90s, alla brutalità 00s.
Parliamo poi di "Terminateur Benelux", nota ai posteri (!?) come "ciò che ci fece dimenticare ‘Crescendolls'"? Trama ritmica brasileira, cori e incitamenti di dubbia origine e il synth più spinoso che abbiate mai sentito. E - soprattutto - groove. Qualche trucchetto disco sul charleston nelle sezioni centrali e il tutto è pronto per la beatificazione qui e ora.
Poi, poi. Poi si dovrebbe parlare di ogni altro brano: di quanto è volgare e meravigliosamente fastidiosa "Chicken Lady" (ah, i bei tempi di "Frank Sinatra") o di come "Station Mir 2009" faccia piazza pulita di tutto e riproietti negli abissi retrofuturisti di "Ok Cowboy".

Meglio però lasciar stare le vivisezioni e chiudere di suggestioni. Perché Vitalic è il maestro assoluto della malinconia sci-fi: ogni elemento di "Flashmob" converge verso un'impalpabile nostalgia veterotecnologica. La musica è il rantolo di cavi dismessi da eoni, il tunz-tunz la convulsione di un vecchio cuore elettromeccanico. E le voci emergono slavate, filtrate: fantasmi di un'era passata, persi tra gli scintillii del dancefloor.

(28/12/2009)

  • Tracklist
  1. See the Sea (Red)
  2. Poison Lips
  3. Flashmob
  4. One Above One
  5. Still
  6. Terminateur Benelux
  7. Second Lives
  8. Allan Dellon
  9. See the Sea (Blue)
  10. Chicken Lady
  11. Your Disco Song
  12. Station Mir 2009
  13. Chez Septime
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