Nel chiudere la recensione del recentissimo “Malevolent Grain”, mi auguravo che l’imminente “Black Cascade” avrebbe rinnovato il mio interesse nei confronti dei Wolves In The Throne Room.
Speranza vana, ahimè, visto che questo nuovo lavoro della band americana non fa altro che mantenersi su livelli dignitosi, proponendo un black-metal atmosferico che, pur essendo potente ed emozionale, non riesce a risollevare le sorti di una band che, per quanto ci riguarda, solo su “Diadem of 12 Stars” è riuscita, seppur in parte, ad esprimere il suo potenziale.
Tra ritmiche cataclismatiche, screaming diabolico e chitarre lanciate a folle velocità, il quartetto di Olympia, Washington non fa certo sconti in fatto di brutalità e disperazione (“Wanderer Above the Sea of Fog”), lasciando, di rado, spazio ad aurorali, desolate aperture ambientali, come succede in quella “Ahrimanic Trance” che è certamente il momento più interessante e trascinante del disco.
Alternando, quindi, in maniera alquanto scontata aspre cavalcate e momenti di gelida inquietudine (l’intermezzo acustico di “Crystal Ammunition” fa pensare addirittura ai primi passi degli Agalloch), “Black Cascade” (album, comunque, piacevole e ben fatto che i fan finiranno quasi sicuramente per osannare…) si affida ad un canovaccio ampiamente risaputo, mai tentando soluzioni intriganti, mai riuscendo a scrollarsi di dosso il peso dell’ovvio.
20/03/2009
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