I mitici Bardo Pond non mollano la presa e ritornano, a quattro anni di distanza da “Ticket Crystals”, ma ricordando la loro prolificità con compilation di eterogenea (e discutibile) natura, con un disco omonimo. Album con due pregi: il crescendo di 21 minuti di “Undone”, l’unica vera giustificazione dell’intera opera e una delle loro migliori incursioni nel raga-rock; la rapidità con cui l’ascoltatore scopre i difetti della loro tarda parte di carriera (il canto di Sollenberger, sempre più sorvolabile, le chitarre dei Gibbons, ombra di una tribute band dei Soundgarden, il doom-drone, la rivoluzione degli anni 90 da loro stessi portata avanti, ridotto a revisionismo timoroso). Primo disco dopo la rottura con la ATP Recordings.
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24/01/2011
I Bardo Pond di nuovo sullo scaffale, con ripescaggi dal periodo Matador
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