CocoRosie

Grey Oceans

2010 (Sub Pop) | avant-pop, dream-pop

Tempo di ritorno ufficiale per le CocoRosie, il nome di battaglia delle sorelle Bianca e Sierra Casady che tanto hanno diviso ai tempi di “The Adventures Of Ghosthorse And Stillborne”, e che non hanno mancato di far gridare al tradimento, accusate di aver sfregiato irrimediabilmente la purezza dei primordi lo-fi di “La Maison De Mon Reve”. Così, dopo un singolo (“God Has A Voice/She Speaks Through Me”, 2008) e un Cd-R tour-only (Cononuts, Plenty Of Junk Food”, 2009) praticamente ignorati da chiunque, il duo si rilancia in grande stile per “Grey Oceans”, con tanto di contratto Sub Pop in tasca.

Il duo conferma la sua forma eccezionale. La confezione è più stilosa che mai, l’umore è sconsolato. Per una band come le CocoRosie ciò si traduce in un’esasperata dissociazione, veri guazzabugli di montaggio, di pittura sonora senza forma apparente: lo sketch anni ’30 di “Hopscotch” è una snervante autoparodia che ambisce a miscelarsi con la trance della musica jungle, ma “R.I.P. Blue Face” è un gioco di sfocature tra hip-hop digitale e un instabile sfondo elettronico. Meglio di tutte la squinternata dissertazione di “Trinity’s Crying”.

Impasti mediorientali, persiani (“Undertaker”) e arabi (“Smokey Taboo”) abbozzano qualcosa di ritmico, ma perlopiù rinunciano a basi e batterie campionate. Impalcature neoclassiche come la title-track, che attinge impavida alla new age pianistica, e come “The Moon Asked The Crow” (una bagattella remixata) sono esageratamente infarcite dei loro amati scimmiottamenti d’opera lirica, dei loro farfuglii da bimbette, e dei loro compulsivi battage concreti (la cappa di sampling che intossica l’arpa di “Gallows”), comunque di gran lunga progrediti in termini di accuratezza.

Se spesso sembra di ascoltare nient'altro che una forma obliqua di r’n’b da classifica, il gioiello retro - e il brano che raduna tutte le componenti della loro arte di paradossi (spesso volti a ottenere una sorta miracolo) - è comunque “Lemonade”. Non a caso, dopo questo brano le CocoRosie ricominciano a tutta birra a imbastire nuove incompiutezze virtualmente irrisolvibili: il parlottio da cameretta e il singhiozzo techno di “Fairy Paradise”, la fiera pulsazione à-la Suicide su recital gospel di “Here I Come”.

Grossomodo un disco inganna-orecchio che patisce una certa assenza di tensione, che il duo rimpiazza con autocompiacimenti di trovate alla spicciolata, scritture automatiche. Il loro appoggiarsi a un’estetica consolidata, provata e riprovata, persino snob, è una piccola apoteosi. E pure il luogo comune del classico passaggio alla Sub Pop: uno stile mal compreso che tenta di estendere la propria audience.

(11/05/2010)

  • Tracklist
  1. Trinity’s Crying
  2. Smokey Taboo
  3. Hopscotch
  4. Undertaker
  5. Grey Oceans
  6. R.I.P. Blue Face
  7. The Moon Asked The Crow
  8. Lemonade
  9. Gallows
  10. Fairy Paradise
  11. Here I Come
CocoRosie su OndaRock
Recensioni

COCOROSIE

Tales Of A Grass Widow

(2013 - City Slang)
Il disco meno temerario e arrogante della carriera delle sorelle Casady

COCOROSIE

The Adventures Of Ghosthorse And Stillborn

(2007 - Touch & Go)
Le sorelle Casady alla terza prova, tra luci e ombre

COCOROSIE

Noah's Ark

(2005 - Touch And Go)

COCOROSIE

La Maison De Mon Reve

(2004 - Touch&Go)

News


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.