Lodger

Flashbacks

2010 (This Is Fake DIY/ Slumberland) | pop

"Abbiate un po' di fiducia nella gente", recita il titolo del singolo di lancio di "Flashbacks": di questo spirito dolcemente accomodante e ottimista è permeato il terzo lavoro dei Lodger, band di Leeds capitanata da Ben Siddall. "Flashbacks" è un album pop senza pretese o sovrastrutture, con cui si riesce ad avere una familiarità immediata. Rispetto al suo predecessore "Life Is Sweet", infatti, il nuovo lavoro risulta meno patinato e punta a ritrovare una certa indifesa emotività, caratterizzata da quei nervosismi tra Orange Juice e Housemartins che li contraddistinguono ("Nothing's Impossible") fin dai tempi del debutto di "Grown-Ups". Dove "Life Is Sweet", che pur si distingueva per i brani di impatto, a testimonianza del solido istinto melodico di Siddall, risultava penalizzato dalla mancanza dell'irruenza e della genuinità che distingueva l'esordio, "Flashbacks" invece è caratterizzato da una naturalezza e una semplicità che ne fanno un lavoro al tempo stesso ruspante e malinconico: le melodie rimangono immediate e cristalline, seppure l'impeto dell'esordio, "Grown-Ups", si sia decisamente placato.

Il timone della produzione viene qui affidato alla vecchia volpe Richard Formby (già produttore di Wild Beasts, Jazz Butcher, Herman Dune, Hood e membro part-time degli Spacemen 3), il quale riesce a orientare i suoni dell'album verso un nitore classical pop che esalta le doti compositive di Siddall.
"Flashbacks", così, è caratterizzato da una spontaneità e un'immediatezza che vengono raggiunte nonostante il suono della band si faccia più articolato e complesso, con l'aiuto di alcuni ospiti e inserti di fiati e archi (si veda la title track, quasi bacharachiana, e "Have A Little Faith In People"): il risultato, in alcuni casi("Time To Wait"), approssima Siddall a Stuart Murdoch e allontana i Lodger dal revival britpop. La definizione della loro musica, a questo punto, non ha più bisogno di prefissi o suffissi.

Le dichiarazioni d'amore di "The End Of The Affair" e "Lost" riportano alla mente scenari di solitudine da sobborgo britannico, e sono ingenue al punto giusto, quasi fossero composte in sella a una bicicletta in un pomeriggio uggioso ("You sleep until 12/ While I'm left on the shelf/ So I talk to myself all the time", da "Lost"). Notevole è l'abilità di Siddall nello scolpire cambi di accordi repentini e disegnare melodie oblique, quasi appese a un filo, come nell'ottima "Welcome To My World", in cui il ritornello evoca con precisione una sensazione di smarrita disperazione tipica dell'adolescenza ("So it's goodbye and farewell/ Welcome to my world, it's hell!").

Tutto sommato, però, si ha, anche questa volta, così come nei precedenti lavori, l'impressione che ai Lodger manchi quel guizzo, quell'intuizione, che riesca a farli decollare definitivamente. I pregi del loro terzo lavoro, infatti, sono in qualche modo anche le loro debolezze: l'ingenuità che confina spesso con una mancanza di maturità, anche compositiva, l'esaltazione di sentimenti e sensazioni cui manca quel pizzico di autoironia per essere presa sul serio. I Lodger finiscono per trovarsi in bilico tra il pop da classifica e l'indie più puro e senza velleità. Ed è in questa indecisione che risiede il fascino e il limite di un album comunque assolutamente gradevole come "Flashbacks".

(24/06/2010)

  • Tracklist
1. The Back Of My Mind
2. Have A Little Faith In People
3. Time To Wait
4. The End Of The Affair
5. Flashbacks
6. Welcome To My World
7. Lost
8. Nothing's Impossible
9. Stand Up!
10. Running Back Home To You
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