A due anni da “A Wretched Sinner’s Song”, i Songdog di Lyndon Morgans (sempre affiancato da Karl Woodward e Dave Paterson) ritornano con “A Life Eroding”. Come in un atto di purgazione, la band si riassesta; le coordinate del suono sono perfettamente identiche, ma l’umore è leggero, quasi candido, sia nelle fattezze che nello spirito, metaforicamente distante dagli incubi egocentrici del leader che furoreggiavano in “Wretched”.
La dose di contegno asciuga gli arrangiamenti nelle opus para-liturgiche (“A Life Eroding” e l’audace innesto di epos Springsteen-iano pastorale e tatto melodico dei tardi Go-Betweens in “3:30 Am”); ma anche quando ricade nel vizio del sovrappiù, la band lo tramuta in pregio: la ballata noir Waits-iana di “Obedian’s Waltz”, e persino un tentativo un po’ goffo di lasciare ai posteri la loro “Sisters Of Mercy”, cioè “Gene Autry’s Ghost”.
Soprattutto, ci si trova in una landa di folk-revival relativamente estesa, e pure imprevedibile, con persino un requiem slowcore atmosferico (“1979”), una briosa ode Dylan-iana (“An Old Man’s Love”), e un Drake ricolmo di fremiti (“I Got Drunk And I Wrote You A Poem”). Il picco in termini di contrasto chiaroscurale si ha con “Elaine”, virtualmente retta da un soffio di canto soffuso ma fiero, tappezzeria di suoni orchestrali e interludi quasi-Morricone quasi-dissonanti.
Opera media di cauta ambizione, tra liriche prolisse e rada piacevolezza che però si bilanciano grazie a compromessi animosi, sia nella cura della canzone sia negli arrangiamenti camaleontici. Un esempio: la comunione tra banjo e narrazione cantata in “Shaman”.
23/03/2010