YOAV - A Foolproof Escape Plan

2010 (You are here)
laptop-acoustic-pop

Un suono acustico con un melange elettronico che sfiora il mondo della laptop music, un pugno di buone canzoni e una discreta architettura timbrica: questo è il risultato di “A Foolproof Escape  Plan”, secondo album dell’israeliano-romeno Yoav.

Dopo un esordio ricco di spunti originali, che soffriva di un budget limitato che non sminuiva l’originalità e prometteva interessanti sviluppi, Yoav mette a fuoco la sua tecnica di maltrattamento chitarristico estraendo una serie di suoni singolari che il nuovo produttore Joey Waronker (Radiohead) calibra con bravura, ottenendo un suono epico, oscuro e raffinato.

Ritmi etnici sgretolati da electronic treatments, scaltrezze acustiche e melodie contagiose per un album variegato e stimolante, che tradisce però una mancanza di organicità che renda il tutto qualcosa di più di una serie di buone canzoni con arrangiamenti stranianti.

Ricchi di virtuosismi e suggestioni i tre brani iniziali; i ritmi sono elaborati con interessanti soluzioni elettroniche che riecheggiano i primi Depeche Mode, nella funesta e malinconica “Safety In Numbers”, e rielaborano il periodo vissuto dall’autore in Sud Africa con suoni neo-tribali in “Moonbike”, senza ignorare l’attitudine dell’indie-pop e al multilinguismo stilistico, combinando folk, pop, elettronica, hip-hop, blues e ritmi pakistani con sorprendente nonchalance in “Greed”.

“A Foolproof Escape Plan” pur sgusciando dalle ovvietà dell’esordio non sfugge però del tutto alla noia, e brani come “Easy Chair”, “Anonymous” e “6/8 Dream” proseguono sull’asse sonoro Depeche Mode, Radiohead, Peter Gabriel, David Gray senza sollevare il tasso emotivo.

Restano scampoli di originalità in “Spidersong” – un oscuro melange elettronico – e in “Little Black Box”, che rinnova il fascino del rock-industrial con virtuosismi armonici e ritmici.

Yoav sembra più affascinato dalla musica, piuttosto che veramente consapevole del suo status artistico, per cui il risultato dell'album è quello di una discontinuità che accoglie spunti interessanti e li confonde in un mare di ovvietà. Spetta alla conclusiva “We All Are Dancing” sfidare i limiti del pop con un incipit travolgente, le originali sonorità della chitarra acustica, la voce indolente e un flessuoso ritmo in quattro quarti, che evocano calure estive e passionalità notturne con una intensità altrove assente.

“A Foolproof Escape  Plan” è, in definitiva, un album a tratti interessante, spesso derivativo ma amabile se gustato a piccole dosi.  

16/11/2010

Tracklist

  1. 1. Greed
  2. 2. Moonbike
  3. 3. Safety In Numbers
  4. 4. Yellowbrite Smile
  5. 5. Spidersong
  6. 6. Little Black Box
  7. 7. Easy Chair
  8. 8. Anonymous
  9. 9. 6/8 Dream
  10. 10. We All Are Dancing