Cultus Sabbati

Descent Into The Maelstrom

2011 (Land Of Decay / Buh Records) | ritual noise, dark-ambient

"Guardai stordito la vasta distesa dell'oceano le cui acque, nere come l'inchiostro, mi fecero subito pensare alla descrizione del Mare Tenebrarum del geografo nubiano. Mente umana non poteva concepire un panorama così desolato."

(Edgar Allan Poe)

 

Il breve passaggio, tratto dal racconto di E. A. Poe "Discesa nel maelstrom", è la miglior descrizione che si possa ottenere per questo nuovo lavoro dei Cultus Sabbati.

Nulla si sa di loro; sappiamo che, sotto le nere vesti tipo Ku Klux Klan si nascondono tre persone: un addetto a tutte le sonorità o parti elettroniche, uno alle chitarre e infine l'ultimo che si occupa delle voci evocative ed ectoplasmatiche, formazione che li fa assomigliare a tutti gli effetti a una delle tante band di black metal provenienti dall'Europa del nord o comunque venute fuori da chissà quale oscuro universo parallelo.

 

"Descent Into The Maelstrom", titolo palesemente copiato dal racconto di Poe, è il secondo lavoro dei Cultus Sabbati e segue il promettente "Garden Of Forking Ways", risalente alla fine dello scorso anno. Due sono le etichette che hanno fatto uscire questo piccolo gioiello in edizione limitata a 93 copie. La versione in cd-r è merito della peruviana Buh Records, quella in cassetta, invece, proviene dalla Land Of Decay, che poi è la label creata dai membri dei Locrian.

Al primo approccio con il disco si percepiscono sonorità tanto care alla finlandese Aural Hypnox, in altre parole tessiture dark-ambient a sfondo rituale, ma sono percepibili anche richiami tipici del doom-metal, assimilabili, quali riscontri più immediati, a Gnaw Their Tongues e soprattutto ad Aderlating.

 

Il gorgo vorticoso comincia a nascere risucchiando al suo interno tutto ciò che trova.

Apre l'oscuro viaggio sonoro "Adrift At Sea", con le sue scariche elettriche di droni accompagnate da lievi accenni di chitarre; l'ascoltatore qui è ipnotizzato, fino a essere indotto alla perdita dell'orientamento, come se fosse appena stato colpito da un'acuta forma di labirintite.

"Tempest's Edge" intensifica il vortice, mentre "Mouth Of The Beast" porta al centro del maelstrom attraverso corpose barriere sonore stile power electronics e tetre registrazioni provenienti dall'aldilà, similari a quelle che nel paranormale sono chiamate E.V.P. (Electronic Voice Phenomena) o più comunemente white noise ("Beneath The Waves"); poi per finire i suoni si acquietano e lasciano spazio alla disperazione e un malinconico addio ("Descent Into The Maelstrom").

 

"Descent Into The Maelstrom" dei Cultus Sabbati è un disco che va ascoltato in assenza di ogni pensiero e in completa solitudine, in modo tale da giungere e toccare definitivamente una dimensione parallela e oltreterrena; citando l'introduzione di un non celebre film di fantascienza, "chi solo andrà in pellegrinaggio oltre i cancelli dell'oltreverso, ne tornerà cambiato, più forte, più strano, per metà uomo, e per metà qualcos'altro".

 

(17/08/2011)

  • Tracklist
  1. Adrift At Sea
  2. Tempest's Edge
  3. Mouth Of The Beast
  4. Walls Of The Abyss
  5. Beneath The Waves
  6. Descent Into The Maelstrom
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