Dakota Suite

The Hearts Of Empty

2011 (Karaoke Kalk) | chamber-jazz, avantgarde

Arriva con quasi due anni di ritardo rispetto a "The End Of Trying" il disco che di quell'inno all'incomunicabilità avrebbe dovuto costituire l'ideale complemento. Non è dato sapere perché Chris Hooson abbia rinviato per così tanto tempo la pubblicazione di "The Hearts Of Empty", ma sta di fatto che ritrovare oggi un suo nuovo album impone di tornare a fare i conti con la quasi completa inaccessibilità di un isolamento umano e artistico che nella musica di Dakota Suite trova espressione sempre più minimale e spesso non agevolmente comprensibile.

Così è, almeno in parte, nelle quattordici tracce di questo lavoro, fin da subito ascrivibile al lato "sperimentale" o comunque afasico della discografia di Dakota Suite, lato che peraltro negli ultimi anni sta prendendo decisamente il sopravvento, se si pensa che l'ultimo album di canzoni lente e malinconiche firmato da Hooson resta a tutt'oggi il magnifico "Waiting For The Dawn To Crawl Through And Take Away Your Life".
Può tuttavia destare parziale sorpresa scoprire che "The Hearts Of Empty" è, fondamentalmente, un album jazz, o almeno a un primo approccio è naturale etichettarlo come tale: pianoforte, contrabbasso, corde pizzicate e pelli accarezzate dalle spazzole sembrano infatti delimitare fin da subito con precisione il raggio d'azione delle composizioni di Hooson, ancora una volta ridotte a strutture essenziali, scheletriche, eppure pienamente funzionali a declinare con dolente eleganza sentimenti di pura astrazione dal mondo e, forse, dai sentimenti.

Eppure, a dispetto del titolo e del parallelismo con "The End Of Trying", lo spirito di "The Hearts Of Empty" presenta un Chris Hooson dall'animo (relativamente) più lieve, persino vivace nella calda solarità di note pianistiche come quelle di "Cataluña" o in melodie vellutate e compunte, che nella title track risultano da una più strutturata interazione chamber-jazz.
All'apparente invariabilità della formula, adombrata nella prima parte dell'album, con lo scorrere delle tracce si sostituisce un graduale processo di trasfigurazione della complessiva estetica jazzy in qualcosa di parimenti levigato ma dalla consistenza più eterea, liquida, impalpabile. Così, già i due minuti di "The Ladder" scolorano quasi nell'ambient, mentre nella successiva "Eskimo Nebula" una melodia pianistica in levare e tenui pulsazioni elettroniche sciolgono le iterazioni ritmiche iniziali.
Ma è a partire da "Underpowered" che gli elementi cominciano a fondersi con un certo romanticismo, ritrovando le cadenze e il mood dell'Hooson più placido e disincantato, preda di una disillusione endemica come la pioggia del suo Merseyside, soffusamente evocata in "Vermont Canyon Road", con l'aggiunta di filtraggi elettronici di archi.

Nella parte conclusiva del lavoro, dopo gli spigoli tipicamente jazz di "Congruences", affiora con ancora maggior decisione l'indole "contemporanea" sottesa a "The Hearts Of Empty", culminante con le sferzate elettroniche e le derive acid della conclusiva "The Basin".
Riducendo all'essenziale le trame compositive per poi tornare ad arricchirle, ripiegando sulla classicità jazz per poi smuoverla attraverso inserti plurimi, Chris Hooson getta un ponte tra i caratteri che hanno sempre contraddistinto le sue piéce strumentali e il minimalismo narrativo di Badalamenti, in un disco non meno inquieto dei suoi più recenti, ma forse ancora più "autistico" nella sua impenetrabilità emotiva.

(07/06/2011)

  • Tracklist
  1. Easy Steps
  2. Cataluña
  3. Namiko
  4. The Hearts Of Empty
  5. How To Stop A Moving Body
  6. The Ladder
  7. Eskimo Nebula
  8. M-Theory
  9. Underpowered
  10. Vermont Canyon Road
  11. Congruences
  12. The Black Pyramid
  13. Legend Of The Skies
  14. The Basin
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