Napoletano d’origine, Max Petrolio debutta in proprio con “Tubi sul molo” e “Discussioni in farmacia con animali abili”, due album che – a cominciare dai titoli – premono su liriche ermetiche, surreali e quasi visionarie, su un canto asessuato, metà maschio e metà femmina, metà Gianluca Grignani e metà Carmen Consoli, e su una forma canzone che in “Discussioni” si fregia di versi liberi, quasi refrattaria al ritornello istituzionale (particolarmente efficace in “Nella pancia”).
Il nuovo “Telefoni Mortimer” è una piccola svolta. Qui il cantautore prende maggiormente coscienza della sua persona artistica e della sua forma canzone, che ora arrangia in senso quasi totalmente elettronico, e della sua vena assurdista, che esalta isolando parentesi di voci sintetizzate che declamano brevi epigrammi Brecht-iani e dadaisti. L’iniziale “Azzomolloso” è così un suono-guida, ma la menzione d’onore va alle varie “Telegiornale tetrapovidone salmastro seme”, “Notturne carnivora pasta da stregoneria” e “Dialoghi di un’opera della Tv”. Sebbene siano poco più di episodi di contorno nient’affatto musicali, queste barzellette non-sense sono la cosa migliore dell’album (o almeno la più stimolante).
Le canzoni vere e proprie hanno esiti alterni. “Coda”, dapprima rada e lamentosa, poi jungle caotica, è quasi una versione claustrofobica dei Subsonica. “Foreste sottomarine” è una lamentazione dub robotica con ritornello che evoca un Donovan virato al synth, e “821060”, sorta di j’accuse elettronico, riporta scampoli della “Da Da Da” dei Trio.
Di contro, “Lago dragato” riporta ai testi fiume dell’albo precedente (qui una zavorra), e “Piscina con acqua salata” e “Stringimi” sono drum’n’bass gotici in sordina con voce filtrata, un esperimento poco riuscito. Ancora alti e bassi si presentano all’interno di una singola pièce, quando l’autore cerca di aprire un nuovo fronte stilistico nell’acquarello-epitaffio di soli synth della title track, una libera fantasia analogica.
Più che negli arrangiamenti elettronici (merito soprattutto dell’intraprendente Alessia Della Ragione, che ha anche approntato gli stacchetti con voce sintetizzata), la transizione insita nel terzo albo dell’autore partenopeo – al secolo Massimo Panariello – sta nella trascendenza di stilemi, a ottenere effetti di purificazione. E l’avrebbe ottenuta appieno, se la corrispondenza tra ciò che canta e gli arrangiamenti (non così precisi, non così personali) fosse sempre rispettata. L’insight dell’opera, così com’è, si limita a un’autonomia minima spezzata da punte di atrocità post-moderna. Prodotto dall’autore con Paolo Messere.
26/05/2011