Due chitarre e una batteria, tipico trio d’assalto del rock
strumentale; tre ragazzi francesi, non nuovi a questa deriva musicale (già
membri di Pneu, Room204 e Kommandant Cobra); dodici schegge della durata media di
appena due minuti, passo spedito e poche esitazioni. Avvincente, mordace ma non
furioso, l’esordio dei Papaye è un cocktail multivitaminico di geometrie precisissime
ma ben radicate in un suono essenzialmente rock – cosa che i nemici del
tecnicismo fine a se stesso non mancheranno di apprezzare.
Pur dimostrando alcuni necessari debiti nei confronti di Ian Williams (i primi Don Caballero come
gli acerbi Ep dei
Battles), il trio
si lancia con carica inaudita nel suo gustoso math melodico, che rispetto ai
capisaldi degli anni 90 vanta una sterminata gamma di colori, sfumature che normalmente
andavano perdute nella generale freddezza dell’epitaffio hardcore; sono un po’ degli
Hella for
dummies, orecchiabili ma tutt’altro che ingenui nei loro solidi incastri di
noticine e ritmiche mutanti. La formula de “La Chaleur” è sintetica ma completa,
il risultato assolutamente ineccepibile: basterà meno di mezz’ora per cambiare
le sorti della vostra giornata.
04/02/2011