Messa tra parentesi l’esperienza Yellow Swans, Pete Swanson giungeva a un primo interessante approdo con questo lavoro rilasciato alla fine del 2011. Al confine tra drone-music, techno, harsh-noise e cosmica, i paesaggi immaginari del musicista newyorkese lasciano emergere sensazioni di gelido distacco, anche se la scorza di ghiaccio delle sue partiture è costantemente tenuta sotto pressione da tutta una serie di scorie sonore che continuano a rintuzzarla senza sosta.
Si parte con i guizzi stridenti e le pulsioni insistite di “Misery Beat”, alla lunga sommerse da uno sciame rumorista che contribuisce a trasformare l’esperienza in un piccolo dramma sonico.
Se l’approccio in downtempo di “Remote View” apre su prospettive melodiche più riconoscibili, in “A&Ox0” le oscillazioni tribaleggianti evocano scenari fantascientifici, mentre in “Far Out” si fronteggiano musica concreta e minimalismo ipnotico. Sullo sfondo, riecheggiano tracce più o meno evidenti di melodie, rigurgiti di epos postmoderno, ma anche luminescenze nostalgiche che dilatano i confini emozionali dell’opera.
Tutti gli elementi strutturali alla base di questa operazione di espressionismo digitale sembrano fissarsi nell’ode al caos della modernità di una title track dalle cui spirali impazzite emerge una magniloquente radiazione sinfonica, la cui “risoluzione” sembra doversi rintracciare nei reticoli circolari di “Face The Music”.
Il disco bonus, “Man With Garbage”, radicalizza le tensioni fin qui espresse, regalandoci un nugolo di brani ancora più sinistri e claustrofobici, a cominciare dalla terribile “Self-Help”, un buco nero che ingoia senza soluzione di continuità risonanze metalliche, squassi metallurgici, muraglie estatiche, fasce di drone-music liquefatta e sibili lancinanti, producendo un vortice emozionale tra i più disturbanti ed insieme coinvolgenti del lotto.
Preceduta dall’incubo “sotterraneo” di “Returns”, la lunghissima “Challenger” (divisa in due parti) stende un sudario di rumore bianco oltre cui risuonano vocalizzi umanoidi orrendamente deformati. E’ la sua versione della horror-music.
Nella seconda parte, quindi, una palude di brusii e bagliori interrompe l’ennesima ascensione massimalista. Ma è solo un’illusione, perché l’estasi del rumore è tutto, per uno come Pete Swanson.
08/06/2014