Scott Matthews

What The Night Delivers

2011 (Sanremo) | night-folk-pop

Archiviato l'insuccesso di pubblico e in parte di critica di "Elsewhere", Scott Matthews giunge al capitolo più importante della sua carriera.
Il terzo album (quarto includendo il live) "What The Night Delivers" sfugge al manierismo, che alcune incursioni poco felici nel rock più classico avevano introdotto tra le pieghe del suo folk autunnale. L'incontro con Robert Plant è ormai un ricordo, quello che anima le dieci tracce di questo intenso album è la coesione perfetta tra paesaggi acustici e robuste cornici gothic-soul che con ritagli di folk anni '60 e tracce di psichedelia incastrano un racconto ricco di malinconiche storie notturne.

Mai invadenti e sempre funzionali al tessuto sonoro, sitar, cello e french horn sono spesso dietro le quinte, in costante equilibrio tra ingegnose creazioni armoniche e vibranti soluzioni ritmiche.
"What The Night Delivers" gode di felici intuizioni che non perdono appeal con i successivi ascolti, poiché gli arrangiamenti del violoncellista Danny Keane, le splendide partiture di double-bass di Danny Thompson e i magici incroci di percussioni, sitar e tabla del geniale Glen Martin scolpiscono un sound che si modella come creta per poi assumere forme diverse e sempre familiari.
È un album di folk poetico che non rinuncia all'eredità di Nick Drake in "Echoes Of The Lonely", conosce le curve tormentate del blues con "Obsession Never Sleeps" e vive nei chiaroscuri di quello che altri portano alla luce nella delicata "So Long, My Moonlight".

Scott Matthews possiede il dono di concentrare in pochi minuti un flusso emotivo complesso, tanto che ogni album conserva una perla rara che sottolinea il suo talento: "Walking Home In The Rain" cresce pian piano su accordi di double bass e acustica, accetta incursioni di tabla e sitar che ampliano la percezione, mentre accordi in levare aprono i confini armonici a una gioiosa malinconia che ricopre ogni suono e ogni frammento di un brano da archiviare tra i vertici del 2011.
Altro culmine emotivo lo raggiunge "Ballerina Lake", preziosa ballad folk in bilico tra una giga e il folk gotico, un incantevole e avvolgente giro armonico che seduce e incanta senza trucchi, un'intensità che si rinnova nella evanescente e flebile "Head First Into Paradise", un ambient-folk sorretto da pochi accordi e dalla voce.
 
Accusato di evocare spesso lo stile vocale di Jeff Buckley, l'artista inglese sfrutta una maggiore flessibilità esibendo una padronanza vocale notevole, non solo nella già citata "Walking Home In The Rain" ma soprattutto in "The Man Who Had Everything", che gode della padronanza espressiva della sua voce; i toni sono malleabili e ricchi di chiaroscuri, le flessioni emotive sono più nette e distinte, il tutto in favore di una maggiore autonomia.
Prima che "Piano Song" cali il sipario su questo intenso viaggio notturno, l'artista stuzzica i ritmi delle tablas in "Bad Apple", con un Danny Thompson in splendida forma e un insolito profumo di soul che si anima e si rigenera nel prezioso interludio strumentale che fa da coda al brano.

Intenso e ricco di pagine pregevoli, "What The Night Delivers" è un vero successo artistico per Scott Matthews. La nebbia che avvolgeva le pagine del precedente album in studio si è diradata in favore di una maggiore consapevolezza e, pur senza evocare la forza dirompente di "Passing Stranger", il musicista inglese archivia il suo progetto più omogeneo e corposo, mentre si rinnova il suo contributo alla carovana musicale di Joe Boyd che omaggia il genio di Nick Drake e che accoglie tra le sue fila Vashti Bunyan, Green Gartside, Lisa Hannigan, Teddy Thompson e Robyn Hitchcock.

(01/09/2011)



  • Tracklist
  1. Myself Again
  2. Obsession Never Sleeps
  3. Ballerina Lake
  4. Bad Apple
  5. So Long, My Moonlight
  6. Head First Into Paradise
  7. Walking Home In The Rain
  8. Echoes Of The Lonely
  9. The Man Who Had Everything
  10. Piano Song
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