Goran Bregovic

Champagne For Gypsies

2012 (Mercury) | etno-folk

Non fosse arrivato a nome Goran Bregovic, questo cd ce lo saremmo dimenticato sotto una trentina di altri. Ma se fosse arrivato alla redazione di Uncut a nome di qualche gruppo etno-folk-world italiano, qualcuno lo avrebbe bollato come “tenue disco dalle idee poco originali”. O qualcosa del genere. Ma dal momento che in calce c'è scritto Bregovic, il solerte recensore londinese, si è dovuto sbracciare con fior fior di “però” e di “ma”.
“Champagne For Gypsies”, oltre a candidarsi come album dal titolo più trash di tutti i tempi, è un disco piacevole e li si ferma, senza contenere neanche un momento sbalorditivo per tutto il genere umano. Partiamo quindi dal salvabile.

“On A Leash”: polifonie da Laura Nyro sotto acido precedute da un arrangiamento di tutto rispetto e seguite da un crescendo veramente da perderci la testa. Ognuno può trovarci quello che vuole: le colonne sonore per i film del primo Emir Kusturica, Lydia Lunch in chiave gitana, Nelly Furtado in una giornata fortunata. Proprio quel che volete. Dura poco più di tre minuti, ma li vale tutti. E poi, verso metà disco “Ciribella Ciribella”: forse l'unico pezzo vagamente “sperimentale”. Immaginate  una Laurie Anderson in chiave Bregovic o dei Queen in levare, e ci sarete quasi. Con tonalità freak e colpo di coda finale in grado di far sembrare la metà dei gruppi col suffisso “-ska” nel nome delle matricole.

Il resto è incentrato sulle sonorità balcaniche che - anche grazie a Bregovic - non hanno più confini. L'idea che ne viene è sempre quella di osservare il lavoro di un pastore laico con l'idea fissa che la salvezza per lui e il suo popolo sia nella musica. La tendenza sembra quella di toccare, in diversi episodi, il sol(it)o tema della popolazione gitana e la sua musica, la difficoltà di essere accettata e le ghettizzazioni da essa subite. L'immagine complessiva però, specie se vista dalla giusta prospettiva, è quella di un Al Bano a Sanremo il cui unico problema è quello di far vedere che non ha ancora tirato le cuoia e ha scritto un nuovo brano.
Davanti al conformismo di certe soluzioni, persino una volontà tanto lodevole sfigura, arrivando a mettere in coda tre o quattro brani di fila (“Hopa Cupa”, “Omule”, “Champagne for Gypsies”) per cui è assai difficile non minimizzare per passare oltre.

Il non più giovanotto, nonostante il solito sorriso sornione e l'abbigliamento da guappo sfoderato in copertina, mescola in un unico contenitore i suoi cavalli di battaglia e melodie pop-rock di matrice europeista. Tant'è che la cantante irlandese Selena O'Leary ed il rumeno Florin Salam vengono spalleggiati da Eugene Hutz dei Gogol Bordello (un po' troppo fine a sé stesso in “Be That Man” e un po' meno “Quantum Utopia”) e dai redivivi Gypsy Kings (“Presidente” e “Balkaneros”: in modo diverso, due canzoni-stereotipo). Per non parlare delle scontatissime “Bella Ciao” e “Boogie Unca Woogie”, già proposta molte volte dal vivo con la Wedding and Funeral Band.
Il risultato? Dodici canzoni per fare festa, per ballare e per divertirsi con ironia che deve per forza avere chi ne ha viste tante. Un omaggio a una carriera iniziata nel lontano 1977. Ma un nome e la capacità di divertire non bastano per fare di un album un buon album.

(05/11/2012)

  • Tracklist
  1. Presidente
  2. On a Leash 3
  3. Be that Man
  4. Hopa Cupa
  5. Ciribirella Ciribirella
  6. Bella ciao
  7. Quantum Utopia
  8. Balkaneros
  9. Boogie Unca Woogie
  10. Omule
  11. Champagne for Gypsies
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