Nella più celebre boutique psichedelica di Houston è giunta l’ora di mettere le cose un po’ in ordine, ridipingere le pareti e dar vita a una nuova esposizione. Accantonate in parte le velleità dark-wave di “Totaled”, il collettivo ad espansione continua prova a reinventarsi ancora una volta in una mescola psicotica più lineare, riformulando solo parzialmente gli innumerevoli baccanali del recente passato e spostando l’asse psichedelico verso lidi a un primissimo impatto più accoglienti e gradevoli.
Ascoltando le undici tracce di “Peel It”, settimo disco ufficiale degli Indian Jewelry, resta pressoché intatta la necessità di ipnotizzare l’ascoltatore mediante tranelli sintetici e deviazioni noise. Vengono gettati nel frullatore i tardi Sonic Youth (la danza ipnotica e quasi sbarazzina dell’introduttiva “Freak Pride”, il mantra sonico di “Against Nature”) e nei tratti più frustrati i soliti Virgin Prunes.
Pur venendo a mancare quel pizzico di follia totale che non guasta mai in formazioni come questa, l’insieme è suo modo avvincente, conturbante e agghiacciante al punto giusto. L’eterea fluttuazione di “How Long”, letteralmente impensabile qualche anno fa, è l’emblema del percorso appena intrapreso.
Tex Kerschen è palesemente più morbido e compiaciuto nel giostrare l’intera faccenda, mentre Erika Thrasher giace sullo sfondo concentrandosi su sintetizzatori e chitarre, fornendo il suo vitale apporto alla band nei pochi momenti in cui impugna il microfono con la consueta narcosi (“Eva Cherie”).
In definitiva, “Peel It” ci consegna degli sciamani sicuramente meno invasati, ma non per questo meno urticanti e tenebrosi.
08/01/2013
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