Catapultati in un caos proteiforme di distorsioni, frequenze disturbate e riverberi metallici, riconosciamo immediatamente la mano del Kevin Drumm più oltranzista, anche se i fondali dronici che si distendono nelle retrovie ci dicono che il nostro uomo è seriamente intenzionato a contaminare il suo minaccioso passato con le soluzioni più evocative della doppietta “Imperial Distortion”/”Imperial Horizon”.
Ma è una sintesi che, spiace dirlo, resta tutta nell’alveo delle buone intenzioni, perché questi scarsi trentasette minuti di musica, giocati sulla stratificazione di più sorgenti, non riescono a manifestare un’anima. Tanto che, a conti fatti, il continuum harsh-noise-dronico si trasforma lentamente in un enorme sbadiglio.
Per la serie: continuare a raschiare il fondo del barile…
10/11/2012
La nuova incarnazione drone-ambient del musicista americano
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Un doppio Cd-r autoprodotto per l'artista americano, tra terrorismo rumorista e lungaggini insopportabili
Oltre due ore e mezza di ambient-music maligna nel nuovo disco del musicista americano
L'harsh-noise del musicista americano
Ennesima emanazione da parte del versatile artista statunitense
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese
L'album dei ricordi dell'ex War On Drugs non sfugge ai cliché
Coerenza e immutata credibilità per un ritorno atteso quindici anni
Dalle notazioni di Sylvain Chauveau prende le mosse un itinerario elegiaco di suono e silenzio
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Arrivati al sesto disco, i danesi virano verso inedite inclinazioni alt-country e psychobilly
Meno frontale, molto collettivo: un lavoro di transizione ricco di intuizioni e contraddizioni
Terzo capitolo per un progetto dal suono sempre più normalizzato