Un flusso di distorsioni elettroniche in crescendo introduce la nuova autoproduzione del prolifico sperimentatore chicagoano, seguita prontamente da “I”, frequenza monocorde che illustra come il substrato nel quale ci si addentra si dipani ancora tra noise dilatato e minimalismo drone-oriented, con risultati tutt’altro che eccelsi.
In “II”, sibili interstellari e vibrazioni estatiche che si fanno via via più serrati ci proiettano in una sorta di deriva cosmica alla Tangerine Dream, per poi tracimare in una radicalizzazione ulteriore (“III”) che finisce con l’avvitarsi su sé stessa.
“Interference” prosegue con riverberi caustici e incalzanti (“IV”), “V” è invece un loop modulato che, più che creare un ipotetico effetto mesmerico, offre lo spunto per interrogarsi su quale sia il senso di una proposta simile, imparentata con le proprie ultime divulgazioni, di fatto superficiali e inconsistenti.
Per Kevin Drumm un ritorno pleonastico, troppo distante dai livelli qualitativi di “Imperial Distortion” per poter essere inquadrato favorevolmente.
16/02/2016
La nuova incarnazione drone-ambient del musicista americano
Oltre un'ora di purissima ambient-drone per il musicista di Chicago
Sperimentazioni concrete e rumore bianco per il musicista dell'Illinois
Un doppio Cd-r autoprodotto per l'artista americano, tra terrorismo rumorista e lungaggini insopportabili
Il musicista americano in un caos di distorsioni, frequenze disturbate e riverberi metallici
Oltre due ore e mezza di ambient-music maligna nel nuovo disco del musicista americano
L'harsh-noise del musicista americano
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese
L'album dei ricordi dell'ex War On Drugs non sfugge ai cliché
Coerenza e immutata credibilità per un ritorno atteso quindici anni
Dalle notazioni di Sylvain Chauveau prende le mosse un itinerario elegiaco di suono e silenzio
Una musica evocativa che non ha niente da dire - e dunque lo dice, così che rifiutando d'esserlo sia poesia come serve a noi
Arrivati al sesto disco, i danesi virano verso inedite inclinazioni alt-country e psychobilly
Meno frontale, molto collettivo: un lavoro di transizione ricco di intuizioni e contraddizioni
Terzo capitolo per un progetto dal suono sempre più normalizzato