L’inquietudine australiana: la sensazione di essere in un esilio forzato in una prigione dorata, popolata di segreti viventi, le tribù di aborigeni, e imperturbabilmente inanimate, come le bizzarre, antiche formazioni rocciose, come il deserto. Il passato è annebbiato, come se all’ufficio accettazione dell’isola ti praticassero una precisa sutura di qualche angolo della memoria.
Coi simili della madrepatria inglese c’è riconoscimento e diffidenza al tempo stesso; un’alienazione incancellabile accompagna le perfette giornate di una Melbourne qualsiasi.
L’indie-pop dei Pop Singles ha i geni selvaggi e oscuri del Dunedin Sound, oscuramente aggressivi e dissonanti (“It All Comes Out”), a volte fino a tracimare in un rumorismo chitarristico agonizzante, quasi da Sonic Youth (“Always Away”).
Ma anche l’inaspettata, apatica eleganza jazzy di una “The Greatest Feeling”, l’anelata smoothness Cummings-iana di una “Fields In Flame”. La scrittura di questi singoli Sarah fuori tempo massimo non esita mai, forte di una intelligente “normalità” Go-Betweens (“Are You Still There?”) e di sfumature psichedeliche Triffids-iane (“The Shore”).
Qualche brano sembra tradire il gap generazionale (“Hold You Tight”, la title track), altri mostrano una maturità straordinaria (la texture infingarda e seducente dell’arrangiamento della bella, umbratile “Overcast”): abbastanza da tener lontani i classici del genere, ma anche da alzare in alto la loro bandiera.
01/12/2012