Lanciato in grande spolvero da una 100% Silk assurta in brevissimo tempo a etichetta di valore nei discorsi dell’underground house contemporanea, il nome di Fort Romeau ha finito per compiere il giro del web, dimostrandosi non soltanto nome di punta della label, ma raffinato ideatore di lussuosi velluti deep, dai quali si spandeva una seducente aura metropolitana. Una notevole rampa di lancio il suo “Kingdoms”, che nella discreta calma piatta della house targata 2012 non faticò poi troppo a ritagliarsi il suo spazio nelle cronache di settore, e a vivere il suo momento di meritata visibilità.
Già un anno dopo, del producer che giocava di seduzione con “Say Something” o “Only True” non restano che tracce: la parallela attività di remixer (al lavoro su brani di Frankie Rose, Holy Other e Gold Panda, per citarne alcuni), la rinuncia a proseguire il percorso live con i La Roux, pure un cambio di etichetta nel durante (adesso incide per la Ghostly International). C’è da dire che nel giro di un solo anno ne sono successe di cose a Mike Norris, tanto da renderlo, per l’appunto, quasi irriconoscibile: il nuovo Ep a sua firma ne è la dichiarazione.
Già un digital single come “Jetée/Desire”, pubblicato lo scorso luglio, valeva più di un semplice indizio: via le sete, il glamour e lo champagne, largo invece al beat e alla cassa, il richiamo più diretto e immediato a sciogliere le tensioni sul dancefloor. In “Stay/True”, dodici pollici uscito un mesetto fa, le nuove aspirazioni di Greene trovano, se non perfetta compiutezza, sicuramente una maggiore libertà d’azione; inspessito notevolmente l’aspetto dance, e aggiunta una generosa dose di electro e nu-disco, si può tranquillamente archiviare le voluttuose atmosfere del debutto, e riporle in un cassetto con cura, nel caso possano nuovamente tornare utili.
Per rispolverarle forse si dovrà aspettare un po’ di tempo, in ogni caso: “Stay True”, corazzata elettrica di sette minuti, rinuncia volentieri a carezze femminili e a mezzi convenevoli, detta il passo gradualmente, con quella progressione che esibisce volta volta i propri assi, quel synth a rimandare ai momenti migliori dell’electro-disco. Pure in presenza di sfumati campionamenti vocali (“Your Light”, vispa panoramica house che non disdegna tocchi più “esotici”) la differenza col passato è sempre ben percettibile, nella misura in cui questi diventano parte integrante del contesto sonoro, piuttosto che l’uncino melodico a cui aggrapparsi.
E sì, senz’altro l’ambience da after-party di “One Night”, oppure la brillantezza maliarda di “I Need U”, fanno sentire il peso della propria mancanza. Non si può tuttavia negare a Fort Romeau di aver voltato pagina con buon successo, di non aver perso la bussola malgrado la “brusca” virata. Se manterrà intatte le qualità mostrate sino ad ora, ci sarà di che godere.
P.S. Nell’edizione in vinile del disco, al posto di “And Now” è stata inclusa “Trust Me”, grammatica disco rivestita di mutevoli inflessioni dance; per chi scrive, trattasi di ordinaria amministrazione.
30/10/2013