Sopor Aeternus

Poetica - All Beauty Sleeps

2013 (Apocalyptic Vision) | gothic, neoclassica

Esauritasi a fine anni 80 la spinta propulsiva della moda, gli anni 90 videro la musica gothic sostanzialmente languire e con solo un manipolo di gruppi fermamente convinti a dar prova del loro valore, ben vivo ancora oggi. Tra i nomi, che a ben scavare non furono neppure così pochi, che si fecero alfieri della perpetrazione e dell’evoluzione del genere spicca di certo Sopor Aeternus, alias Anna Varney Cantodea, enigmatica/o (e alquanto disturbante) androgino (transessuale?) dalle fattezze decisamente macabre ma dal talento musicale non comune.
 
Partendo da un misto di cantato doloroso, ricalcato sul primissimo death-rock di Rozz Williams (Christian Death) con la musica medievale e dirigendosi ben presto verso i lidi della musica neoclassica, sempre in bilico tra il funereo e il terrifico, nella scia di questi 20 anni ha ininterrottamente proposto la sua versione del gothic, con moltissimi alti e qualche inevitabile stanchezza.
L’indice di quanto successo abbia riscosso nel circuito è lo zoccolo duro di appassionati che ne ha consacrato il suo piccolo culto, testimoniato dalle sempre più bizzarre edizioni limitate edite dall’artista, tra sontuosi cofanetti pieni di memorabilia più disparati e nutrito apparato fotografico, solo per gli sfegatati. Costoro ne amano la resa artistica a tutto tondo: il lato estetico e il lato verbale, essendo molti testi basati sui grandi classici tenuti in considerazione dalla sottocultura gotica, ma soprattutto il lato musicale, con i continui riferimenti alle sonorità del Medioevo e a quelle classiche, senza perdere una profonda drammaticità.

Durante la longeva carriera di Sopor Aeternus le linee-guida non sono cambiate più di tanto: in questo caso, i testi sono tutti presi dalle poesie e racconti di Edgar Alla Poe (ispirazione costante – da notare anche che molti dei titoli sono già comparsi in precedenti album, ma suonati in maniera differente), un intero libro di illustrazioni come lussuoso astuccio per il disco (e con un prezzo, ahinoi, adeguato), e l’Ensemble Of Shadows a suonare la ricca strumentazione che va da trombone e tuba (come nella sontuosa e bellissima "Alone" e nella profonda solennità di “The City Under The Sea”, forse l’episodio più tetro, il cui finale ricorda i migliori Dead Can Dance), al violino (come, ad esempio, nella variazione sul tema di “Alone_2”) al glockenspiel (nei vari interludi, tra cui l’introduttiva “The Oblong Box”), il liuto come strumento a corda, e perfino uno pseudo-theremin.
 
L’incedere dei pezzi vede sempre la voce, più narrante che cantante in questo lavoro, con il suo tono specializzato nel drammatico incedere su uno sfondo ritmico (che può essere il ripetitivo, pizzicato, o una batteria, o poche note dei fiati), evitando il ritornello vocale ma lasciando ampio sfogo al solo strumentale, che registra una preponderanza della melodia rispetto all'armonia.
La forma, quindi, è alternativamente vicina alla canzone – come si nota sopratutto nella quasi-danza di “The Conqueror Worm” o nella marcetta di “Eldorado”; inoltre il tempo usato è quello della darkwave, ma mancano le parti di basso - rispetto alla musica da camera vera propria, suonata con grazia e leggerezza, e spesso con una semplice ispirazione, spoglia di precedenti barocchismi.
 
Certo, a volte l’equilibrio non è perfetto, ad esempio l’iniziale “Dreamland” alla lunga risulta tediosa, se si segue solo la musica e non la storia, con un sussulto solo nell’apertura finale; ma il risultato finale è notevole, sobrio, elegante e spesso genuinamente commovente.
Una valida conferma per i numerosi fan, e un bizzarro, inquietante invito all’ascolto per gli amanti della musica classica.

(18/11/2013)

  • Tracklist
  1. The Oblong Box
  2. Dreamland     
  3. Eldorado     
  4. The Sleeper     
  5. Alone     
  6. The Conqueror Worm     
  7. Alone (2)     
  8. The City In The Sea     
  9. The Oblong Box (2)
  10. The Haunted Palace     
  11. A Dream Within A Dream
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