Teatro Satanico

XX

2013 (Nedac Edizioni) | elettronica, industrial

Lavoro un po’ di transizione per i Teatro Satanico, gruppo storico che affonda le sue radici nel sottobosco “intransigente” della musica industriale Italiana, e che si è creato uno zoccolo – forse non abbastanza nutrito, e qui sta al lettore rimpolparne le fila – di affezionati alla loro visione in bilico tra rumore e struttura, ironia e perversione, microcosmo e macrocosmo.

Difficile tracciare una linea continua nella loro carriera senza stare a divagare all’infinito su una singola uscita (spesso in edizioni molto poco pubblicizzate o limitatissime), che nella realizzazione spesso grezza nasconde sempre un intero mondo. Gli esordi su cassetta li vedono declamatori di ossessioni personali, macabre e morbose, su basi rumoristiche.
Sebbene siano stati prolifici e certamente apprezzati in questa veste, si svincolano nelle varie uscite dalla semplice staticità e alienazione di un suono/non suono dedicato all’orrore personale (consigliato su questo versante è l’album “Muzakiller”), per dedicarsi in maniera più ampia alla manipolazione del sound in episodi come “Alma Petroli” (la cui ricerca è accostabile a quella di certi lavori di Asmus Tietchens), la musica folk “alpina” di “Pan Ist Tot”, la disco music mutante di “Disco Cianciulli”, la glitch che compare a sprazzi in “Black Magic Box” e più pesantemente in “Chidakasha”.

Ogni uscita diventa un mondo a sé stante, rimanendo però sempre fedele alla loro impronta identificativa che sembra un oscillare tra sacro esoterico e sordido profano, ironia e condanna, completando la gamma di umanità intermedia con adeguati quadri (più o meno) musicali.
E per mantenere la tradizione di discontinuità, in questa breve uscita su vinile si celebrano sia il passato, includendo nella seconda facciata due pezzi storici come “Comandante Bruno” e “Confesso tutto!”, sia il presente che cerca una strada vicina alla canzone vera e propria, financo alla melodia di spessore.

L’ascolto del disco in questione è decisamente apprezzabile, calmo, quasi meditativo ma non nel senso della musica d’ambiente quanto in quello della riflessione su sé stessi. Riflessione che necessita di una trama sonora non aggressiva, accessibile, più maliconica che solenne, a partire dalla iniziale declamazione del titolare Devi(l)s G. dedicata a Yves Klein (controverso artista nizzardo i cui densi dipinti monocromi sono echeggiati dalla copertina stessa) di cui possiamo dare in anteprima il testo, che può servire come linea-guida per tutta la poetica del Teatro Satanico:

Défends-moi de la superficialité,
de la cruelle stupidité,
de l'arrogante imbécilité,
de la raillerie du grossier.

Protège-moi du pilori,
du critique qui juge à priori,
des insultes de la populace,
aveugle dans sa grimace

Oh Mon Dieu, oh Mon Diable,
protège-moi de ce monde misérable!

Oh mon Dieu, oh mon Diable
chasse au loin le chien exécrable!

Et toi la Mort, pieuse Mort
aux lèvres bleues, Mort sans tort
accorde-moi l'oubli
dans le bleu sans limite

Il tono generale del mini-album è pacato, sebbene alterni un suono freddo con una decisa sterzata verso una sorta di pop sofisticato, reso ancor meno banale da testi “contro” (contro una società insulsa, contro l’ipocrisia strisciante, contro il mondo intero con le sue storture e deviazioni). Tra essi spiccano alcune soluzioni tintinnanti in “La farmacia dell’angelo” o “The Owl”, che possono ricordare i Coil di “The Ape of Naples”, i tetri sintetizzatori analogici de “Il teatro della memoria”, se non addirittura qualche tocco di elettronica vintage non lontana dal kraut-rock più accessibile, la declamazione quasi Ferretti-ana di Kalamun e un ampio corredo di suoni.
Un’eccezione evidente è il finale “L’Occidente”, con un incedere decisamente più cupo e una certa ruvidezza tutt’altro che spiacevole, vicina alla musica industriale, accattivante nel suo ritmo - non stupisce che dal vivo siano stati accostati a un gruppo synth-punk!

Si è parlato di lavoro di transizione per questo "XX", perché alla fine la ricerca melodica non riesce a raggiungere il traguardo della canzone pop memorabile (se poi è quello il fine) alternativa, né lo slancio epico che sembra essere lì a un passo. Il concertrarsi sul lato canoro è un’ottima mossa, anche se le doti vocali non sono all’altezza della bravura con i sintetizzatori. Quindi il lavoro sembra rimanere appeso in qualche modo, tra l’immediato e il complesso, facendosi apprezzare anche se probabilmente i risultati migliori sono riscontrabili nei territori precedenti, più sperimentali.

I due pezzi del lato B invece sono una celebrazione dei primissimi brani che fecero la fortuna del progetto ai suoi esordi, facendone un fenomeno di culto nel circuito alternativo. Sono pezzi relativamente famosi, che trasudano un’ostilità inebriante e appagano con sottile e malvagio compiacimento. Nessun suono estremo, ma un’evocazione minimale, con cruda, ossessiva atmosfera di contorno.

In breve, un’uscita che nasconde dietro un’apparente semplicità una mole di lavoro che si gusta con l’andare degli ascolti dedicati, anziché ai rumoristi incalliti, agli amanti della musica elettronica moderna.

(09/08/2013)

  • Tracklist
  1. Mondo Cane (à Yves Klein)
  2. Il Teatro della Memoria
  3. La Farmacia dell'Angelo
  4. The Owl
  5. L'Occidente
  6. Comandante Bruno (versione 1993)
  7. Confesso tutto! (versione 1993
Teatro Satanico su OndaRock
Recensioni

TEATRO SATANICO

Fatwa

(2012 - Old Europa Cafč)
Un nuovo passo dentro percorsi magici e post-industriali da parte del gruppo italiano

Live Report
Teatro Satanico on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.