In Every Dream A Nightmare Waits

Between The Surface And The Sun

2014 (Seashell) | dark-folk, songwriter

Brutto, per non dire fastidiosissimo, doversi affidare a un triste luogo comune, indipendentemente da chi o cosa ci si accinge a presentare. Vero è però, che nel caso dell'australiano Ian Bonnar, compositore e songwriter “nascostosi” dietro l'impegnativo (quanto perfettamente auto-esplicativo) moniker In Every Dream A Nightmare Waits, il gioco è davvero facile: se c'è una terra che nel corso degli anni ha saputo tirare fuori cantautori (e cantautrici) dal profilo oscuro e tenebroso, beh, quella è senz'altro la Terra dei Canguri. Senza tirare in ballo i soliti calibri grossi che in contesti del genere significano tutto e niente, è interessante notare come questa ricerca di un afflato lirico dai toni più cupi, quando non sfuggenti, porti comunque a esiti sempre molto diversificati nelle forme e negli indirizzi, frutto di personalità e sensibilità che solo alla lontana appartengono allo stesso denominatore comune, e che nessuna scatola riuscirà a incasellare.
Tutto questo per dire che, a conti fatti, per quanto l'humus di partenza possa contagiare un'esperienza artistica, sta al musicista/compositore di turno saggiarlo e aggiustarlo alle proprie esigenze, a prescindere da quanto sia stato battuto o meno in precedenza. In questo senso, il Nostro ha interpretato alla perfezione il quadro nel quale muoversi, fugando dal principio sciocchi paragoni e mostrando un tocco che non si ha poi molti problemi a definire quantomeno suo esclusivo. Niente male, per un esordio così “timido”, quantomeno nella distribuzione.

Con l'ottimo lavoro della Seashell Records a curarne l'uscita fisica (edizione limitata in cassetta), l'album si caratterizza infatti per una formula espressiva che ripudia parecchie delle convenzioni di certo cantautorato dall'animo dark (ma si può estendere tranquillamente il concetto al songwriting tout-court), ponendo una barriera nettissima da tutto il resto della baracca. Una barriera fatta di atmosfere, sfumature, dissonanze e trovate di pregio, ma non per questo meno solida e più penetrabile.
Su un canovaccio di stampo folk, affidato più alle traiettorie delineate dalla chitarra elettrica che dal pizzicare d'acustica (che quando compare sa comunque il fatto suo, come nel tremulo torpore di “The Same Mistake”), il lavoro si snoda prendendo direzioni tra le più svariate e imprevedibili, destreggiandosi alla perfezione tra serpeggianti umori blues, tentazioni psichedeliche, fumose qualità ambient e anche un tutt'altro che scontato utilizzo di beat ed effettistica varia. Insomma, la mistura di Bonnar porta a un sincretismo stilistico non così semplice e immediato da incasellare.

La stessa assenza di immediatezza finisce con il coinvolgere, inevitabilmente, lo stesso processo di scrittura: non si raggiungerà forse mai l'eccellenza, però il Nostro sa suggestionare con un'abilità e una naturalezza che pochi potrebbero sfoggiare con analoga dimestichezza e conoscenza, senza rimanere fregati dalla propria ambizione. Attualmente soltanto Black Walls avrebbe saputo esprimersi in maniera così immaginifica, ma la dovizia di accorgimenti che l'australiano sa dispensare alle sue tracce lo tiene ben alla larga dal pur intenso monocromatismo del compositore statunitense.
Tra le screziature da sortita notturna di “Transition”, con la sua anima desertica e bluesy, il taglio riflessivo dato al decorso melodico di “Looking For A Cure”, sorretto da un pattern ritmico simil-electro, le punte di intensità raggiunte dagli spogli accordi di “Fade”: non c'è un momento uno in cui la tensione mostri cedimenti, in cui il potere evocativo dell'artista sbiadisca e si trasformi in puro inganno. Anche forse in un episodio più spiazzante come il trip-hop “imbastardito” di “Glamorama”, è sempre evidente la sicurezza con cui Bonnar gestisce il lato emotivo dei brani senza scadere nel patetismo gratuito o in improbabili derive “gotiche”, lasciando piuttosto che l'inquietudine diventi un elemento da giostrare con la dovuta parsimonia, un abito da sfoggiare all'occasione giusta.

E di occasioni giuste, il Nostro ne indovina, quale più quale meno, ben dodici. Niente male, per un nome che, nel rumore circostante, si candida a tenere sempre ben alti i vessilli del grande cantautorato australiano. Attendiamo fiduciosi i prossimi sviluppi.

(20/12/2014)

  • Tracklist
  1. Transition
  2. Weeping Weapons
  3. The Vampire Light
  4. Track Your Heart (Satellite)
  5. Now And Then
  6. Fade
  7. Burning Man
  8. Praying For You
  9. The Same Mistake
  10. Glamorama
  11. Looking For A Cure
  12. Let It Rain
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