“Liberamente tratto” dei laziali Legittimo Brigantaggio era un approdo che ambiva a rinnovare in senso intellettuale il folk italico impegnato. Il suo seguito “Pensieri sporchi”, invece, perde la mente elettronica impersonata da Gianluca Agostini e, di conseguenza, abbandona i brani lunghi, le complessità e i sovratoni letterari del predecessore per slittare a un suono più gaio e sanremese.
I buoni spunti, dal banjo scalpitante di “Velenoso”, “Usi e costumi” e “Dio paranoico” (i cui sbalzi di umore e dinamica sono solo un fugace ricordo del disco precedente) all’attacco aurorale di “Elisa è bellissima”, un ritratto alla Fabrizio De André, sono sempre e comunque affogati nelle cadenze da discoteca dei tardi Bluvertigo e Subsonica, trionfando in hard-rock ballabili come “Inutile”.
Anche le durate brevi non aiutano a far emergere le canzoni, che spesso rimangono senza un finale: un buon esempio è “Mi ritroverai”, la più tenue e francescana del lotto; le eccezioni, in questo senso, sono le appena più lunghe “Pensiero sporco” e “Ipotesi reale”, da blues dimessi a fataliste ballate hard-folk.
Disco di stereotipi che non combacia con l’insistente j’accuse socio-ideologico che ne fa da sottotesto. Aiutato da Andrea Satta dei Têtes De Bois, duettante con il frontman Gaetano Lestingi in “Elisa è bellissima”, e dall’attore teatrale Antonio Rezza in “Usi e costumi”, e azzoppato da una produzione a base di chitarre distorte, che qua e là vibrano e spesso invece soffocano frettolosamente piccole primizie, tra cui il guitalele (ibrido di chitarra e ukulele).
07/04/2014