Persi nel proprio nome, i Mazes non riescono, a distanza di un anno, a bissare la performance di “Ores And Minerals“. Non che nella nostra penisola abbiano raccolto troppe attenzioni, ma una buona aspettativa si era creata per questo ultimo lavoro della band inglese giunta ormai al suo terzo in studio. Registrato in due settimane, ancora una volta per Fatcat Records, “Wooden Aquarium” è decisamente differente dal precedente, con il terzetto più attento alla globalità, al groove e all’impatto che questo Lp può dare dal vivo.
Più canzoni e meno trabocchetti, chitarre overdrive “pollice-indice” e ballate vocali, piuttosto che intrecci tra gli strumenti. Paradossale come questo disco contenga canzoni intriganti pur non risultando piacevole come il precedente, in controtendenza con quello che potrebbe apparire l’obiettivo della band: dare continuità.
“Explode into Colo(u)rs”, “It Is What It Is”, “Stamford Hill” e il picco “Universal Me” rappresentano questa antinomia: ghirigori vocali semplici, come prendere il grunge anni Novanta asciugandogli la rabbia dalla fronte, per un’epoca che non ha più la voglia di impegnarsi.
“Astigmatism” illude i fan con un ottimo giro iniziale, che mostra le potenzialità di Jack Cooper alla chitarra ma appena ci si addentra “nell’acquario di legno” si scoprono scarpe (“Salford”) e scarponi (“RIPP”) che poco azzeccano.
Nonostante la sufficienza, un mezzo passo falso per una band che ha dalla sua la peculiarità dello stile e la libertà di espressione.
07/10/2014