Justin Greaves è un rodato batterista con un paio di esperienze metal alle spalle (Iron Monkey e Crippled Black Phoenix) e Belinda Kordic, svedese, è una cantante e compositrice col moniker Killing Mood. Dall’incontro tra la batteria ieratica e gli arrangiamenti soffusi e desertici del primo, e la vocina afona nel tipico modo nordico della seconda, nascono le coordinate stilistiche di “The Fall”, debutto dei due a nome Se Delan.
L’”Intro” è un canto a cappella di sirene e fantasmi che sembra registrato a inizio 900, con un contrappunto di accordi epici e narrativi. La stessa epicità si ritrova in “Beneath The Sea”, una nenia appalachiana al confine della stasi tibetana, quindi variazione per toni trascendenti e quindi jam onirica, la loro “Stairway To Heaven”, in “Dirge”, cavalcata country-blues a un terzo della sua teorica velocità di esecuzione, immersa in soundscape sulfuree, e in “On My Way”, a scelta una reprise di “Karma Police” dei Radiohead o “Alone Again Or” dei Love, o decine di ballate che si sperdono nella notte dei tempi, pur riuscendo a suonare accattivante.
Spesso le canzoni si chiudono in un ramingo pianoforte, come nell’incontro tra Codeine, Ennio Morricone e Burt Bacharach di “Little One” e nel lento da nightclub con sovratoni erotici e andatura alla “Havest” di Neil Young di “Tonight”, fino a metterlo in scheletrico primo piano nella ballata con voce fluttuante di “Lost Never Found”. Altrove appaiono icone, come il ticchettio del tempo, che in “Chasing Changes” complicano un lied rinascimentale in forma d’inarrestabile folk-rock, un po’ come nella “Wooden Ships” dei Jefferson Airplane.
Da due rodati attori del rock gotico, una condivisione d’intenzioni atmosferiche, una forma-canzone intimista, che ha anche – non troppo celati – seguiti di kolossal grandioso. Forse un po’ troppo citazionismo ostentato e manierista, e un momento fuori bilanciamento, “The Hunt”, ancora afferente all’hard-rock di streghe delle loro esperienze passate. Già registrato e prodotto in proprio nel 2013.
27/04/2014