Damaged Bug

Cold Hot Plumbs

2015 (Castle Face) | synth-pop, kraut-rock

Un secondo viaggio della navicella collaterale Damaged Bug non era previsto, ma in una fase di evidente trasmutazione creativa per il suo pilota, John Dwyer, deve essersi reso evidentemente necessario. Non è trascorso che un anno da "Hubba Bubba", l'ennesimo debutto solista del rocker di San Francisco, e la sua Castle Face ha già pronto in catalogo un sophomore assai meno avventato o inservibile di quel primo episodio che credevamo solo un estemporaneo (e autoreferenziale) balocco.

Questa volta le esplorazioni di Dwyer sono giocose e raffinate come quelle degli Stereolab, con "Dots And Loops" a fare da ingombrante richiamo ("Grape Basement", "Transmute") assieme ai più ovvi Can e al primo Brian Eno (già citato apertamente, peraltro, nella copertina del lavoro precedente): meno scherzi invertebrati, quindi, meno autismo senza quartiere e più trascrizioni compiute del proprio songwriting in una forma finalmente libera, fluttuante, sinuosa e ritornante. Quella di "Cold Hot Plumbs" è un'elettronica che trova slanci motivazionali tanto nel pop quanto nel kraut-rock ma non rinuncia a tirare in ballo le sottili inquietudini psych grazie alle quali i Thee Oh Sees sono diventati una bella certezza, così come quella vena bizzarra e felicemente infantile che per il californiano resta chiaramente un'esigenza non silenziabile.

Come il singolo "Jet In Jungle" dimostra, da noir l'intonazione si è fatta leggera e sbarazzina, c'è più costrutto e meno sterile improvvisazione. In questo modo il Nostro riesce a parlare davvero con una voce nuova che svicoli dalle rigide costrizioni di genere, senza per forza chiudersi nella caricatura synth-pop in bassa fedeltà che ci si aspetterebbe da lui, volendo assecondare quella sua weirdness sconfinata.

I passaggi suggestivi che possono ricordare la sua più celebre creatura sono numerosi e particolarmente convincenti ("Der Mond", "The Frog"), tra fraseggi atmosferici, effrazioni lisergiche (il radioso sunshine nel refrain di "Cough Pills"), inflessioni robotiche che fanno tenerezza o derive spacey che, molto opportunamente, non calcano mai la mano, mantenendosi piuttosto in un sorprendente equilibrio di spunti. Così il disco ha modo di intrattenere e dispensare a un tempo tutte le sue fascinazioni liofilizzate, senza scadere nella farsa pidocchiosa di tante smargiassate ipnagogiche ma anche senza mai prendersi troppo sul serio.

Sin dall'intestazione, "Cold Hot Plumbs" si rivela un album che tradisce un debole per le antinomie, per quanto armonizzate con gusto tralasciando soluzioni chiassose e facendo fruttare un bel campionario di effettistica vintage, di borborigmi e gorgoglii, sonorità liquide, gommose e sfrigolanti. Il garage di partenza è trasfigurato in una svalvolata ricodifica che sa di futurismo ludico, talvolta infatuato di un'estetica funky di recupero, più spesso di un pacioso minimalismo dalle infinite modulazioni onomatopeiche.

È solo un attimo di ricreazione a fronte dell'ininterrotto tour de force dell'animazione principe. Però sa farsi apprezzare e in futuro potremmo anche scoprire, chissà, di non volerne più fare a meno.

(25/08/2016)

  • Tracklist
  1. Exactly What You Think
  2. What Cheer
  3. The Mirror
  4. Jet In Jungle
  5. Der Mond
  6. The Frog
  7. Cough Pills
  8. Structure Image Exterior
  9. Grape Basement
  10. Very
  11. Cone
  12. Deep Bore Drill Worker
  13. Mega Structure
  14. Transmute


Damaged Bug su OndaRock
Recensioni

DAMAGED BUG

Bunker Funk

(2017 - Castle Face)
Terza uscita per il progetto solista dell'anima dei Thee Oh Sees

DAMAGED BUG

Hubba Bubba

(2014 - Castle Face)
Il sonno dei Thee Oh Sees genera il suo primo mostriciattolo

Damaged Bug on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.