Il problema dell'essere insigniti del titolo di "leggenda" è che lo
status stesso implica più o meno una condanna a morte prematura. Quel che però salva il leggendario
Giorgio Moroder dall'unirsi alle file delle vecchie cariatidi incartapecorite del rock e della
new wave è che lui, per sua fortuna, è il padrino della
disco music e dell'
edm, generi solitamente vituperati dalla critica seria, e di conseguenza liberi di scorrazzare per i decenni come eterni adolescenti, pedalando felicemente in bicicletta con le mutande di fuori come Monella (giovane e bella). Che poi Giorgio è un tipo corretto e professionale, nello studio come nella vita, ma da qualche parte del suo animo deve annidarsi ancora quel giovanile amore per il pop, le belle donne e la pista da ballo a mattonelle fluo, quelle stesse passioni che lo spinsero a trasferirsi dal Sud Tirolo in Germania già sul finire degli anni 60, e che ancora sembrano mantenerlo giovane.
Oggi Giorgio è un ridente e ancora baffuto settantacinquenne che osserva il mondo con divertito disincanto e una punta d'autoronia, il che non guasta mai. Usa in prima persona i
social con tenerezza disarmante, e porta
calzini colorati come un simpatico nonno con le rotelle fuori posto, di quelli che ti fanno un sorrisetto complice mentre ti danno le caramelle prima di cena di nascosto dalla mamma.
Sono stati i
Daft Punk a scuoterlo dal suo trentennale silenzio con la canzo-intervista "
Giorgio By Moroder"; da lì è nato il
disco revival, sono partite richieste di
dj-set, e oggi arriva il roseo "Déjà Vu". Inutile girarci attorno, i nostalgici non troveranno assolutamente niente dei vecchi tempi andati, che siano le scorribande di
kraftwerkiana ispirazione di "
From Here To Eternity", le celebri colonne sonore di "Battlestar Galactica", "Cat People" e "Scarface", o le collaborazioni con gente seria come
Philip Oakey,
Blondie e
Japan.
No, a 75 anni suonati Giorgio segue fedelmente l'attuale
hit parade, e si eccita come un bambino quando in radio sente passare il pezzo pop perfetto. E poiché di perfetti pezzi pop ne ha prodotti ben più d'uno ai suoi tempi, oggi applica il suo
savoir faire alla causa del dance-pop più sbarazzino e radiofonico, collaborando con tutti nomi noti nell'attuale panorama
mainstream (ma che gente con già la metà dei suoi anni non avrà mai sentito nominare - vedete come si fa a mantenersi giovani? Altro che Olay).
In certi casi il gioco gli riesce ancora dannatamente bene; "Right Here, Right Now" con
Kylie Minogue è il più frizzante singolo dell'anno in corso, cesellato da un divino arrangiamento e interpretato da una che in discoteca c'è proprio nata. Ma anche la
title track scorre con piacevolezza smaccatamante estiva, grazie anche a
Sia, che usa la voce in maniera finalmente un po' più calibrata. Ma ci sono pure
Charli XCX e la spassosa virata techno-
j-pop di "Diamonds", la duttile
Kelis alle prese con la densa "Back & Forth", Foxes sul pezzo più
vintage dell'album "Wildstar", e addirittura la non più carismatica
Britney Spears, rimodellata su una spiazzante ma ben riuscita versione di "Tom's Diner" di
Suzanne Vega.
Sono i pezzi con la controparte maschile forse a lasciare a desiderare; Matthew Coma e "Tempted" si fermano a metà strada tra il primo Robbie Williams e "Say You'll Be There" delle Spice Girls (ma senza il carisma necessario), mentre Mikky Ekko e la tronfia "Don't Let Go" modulano un ritornello da stadio in aria di ultimi
Killers. Ma sono soprattutto i pezzi in solitaria a deludere; l'
intro "4 U With Love" presenta sonorità troppo tamarre per i suoi standard (potrebbe esserci
Guetta dietro ai piatti), mentre il finale "La Disco" prova a ricreare uno strumentale come ai tempi andati, ma la produzione è troppo laccata e i giri di synth e chitarrina funky non risaltano a modo. Se non altro l'inno dell'album "74 Is The New 24" spara una discreta bordata.
Saranno in diversi a storcere il naso di fronte a "Déjà Vu", un album di canzoni pop nell'accezione più
mainstream del termine. Ma è altresì infinitamente dolce vedere questo nonnetto che invece di ripetere la solita formula con la quale era famoso 40 anni fa (avete mica sentito l'ultimo
telefonatissimo singolo degli Chic?), o cercare inutilmente una nuova
Donna Summer, ha ancora la presenza di spirito per guardarsi attorno e divertirsi come un bambino, trascinando anche noi nel suo colorato mischione.
Bello, brutto, inconsistente o frizzante, che gli vogliamo dire? L'abbiamo fatto leggenda, e Giorgio in quanto tale fa un po' come cazzo gli pare.