Jlin

Dark Energy

2015 (Planet Mu) | footwork

La morte di DJ Rashad, lo spazio riservato agli artisti di Chicago da Hyperdub nelle compilation del suo decennale, il fermento attorno a nomi della sponda Planet Mu come RP Boo e Traxman ha espanso negli ultimi anni – fino a costituirne i confini – il successo del footwork. Un fenomeno fino a qualche tempo fa, una certezza stabilizzatasi oggi, con tutte le conseguenze – positive e negative – che ne conseguono: il costituirsi di una nicchia fissa di ascoltatori e seguaci contro il fossilizzarsi della stessa, la definizione di un'estetica unica e riconoscibile contro il suo perdere progressivamente stimoli e spunti, la diffusione di nomi sulle bocche di molti contro la riduzione dell'effetto-sorpresa (e di conseguenza della capacità attrattiva dei nomi stessi).

Potremmo andare avanti con l'elenco pressoché all'infinito, ma a meritare decisamente di più righe, parole e attenzione è questo esordio sulla lunga durata di Jlin: la più giovane delle partecipanti alle mitiche “Bang & Works”, la meno esperta ma la più versatile, la mascotte del gruppo, nonché l'unica artista di sesso femminile a tenere testa ai baluardi di quella Chicago. Dotata di una creatività non comune ma anche e soprattutto di un'apertura mentale inedita e quasi “evasiva”, ribelle – e dunque di una capacità di miscelare influenze, stili, suoni e tendenze senza contemplare alcun paletto – ha realizzato con “Dark Energy” il prodotto footwork più fresco, coinvolgente, esportabile degli ultimi anni.

Già l'apertura piano-archi-canto lirico che introduce la cavalcata oscura ed epica di “Black Ballet” basterebbe a depistare ogni aspettativa sul disco: con la stessa naturalezza innocente di una Jessy Lanza e la faccia tosta di una Ikonika, Jlin pesca dal kitsch e gli ridà gusto, lo plasma a suo piacimento. Salvo poi piazzare subito dietro un mantra post-juke da ko come “Unknown Tongues”, che però inizia con sample di arabeschi, giusto per non abbassare il livello di istrionismo. Il tentativo è quello di tenersi alla larga da qualsiasi identità: sulla title track elementi tribali e percussioni incontrano richiami dubstep e risate orrorifiche, “Infrared (Bagua)” procede a testa bassa verso il grime, “Ra” scarnifica la miscela sfiorando territori abstract.

Non c'è spazio per la “normalità” nemmeno laddove un equilibrio, seppur minimo, pare iniziare a prendere forma: lo schiacciasassi nero pece di “Guantanamo” preferisce una claustrofobia psicopatica all'usuale carica ipnotica, “Erotic Heat” trasfigura le pulsioni carnali infarcendole di (finta) innocenza, “So High” cerca e trova un inedito contatto con l'r'n'b mainstream. E poi c'è “Abnormal Restriction”, che prende in giro il brostep e i gridolini di Skrillex chiudendo senza peli sulla lingua. Niente spazio per compromessi di nessun genere, entusiasmo a dosi copiose e una faccia tosta di una certa importanza: questi gli unici segreti del manifesto della gioventù footwork. In attesa di capire cosa comporterà la necessaria e inevitabile, prossima maturazione.

(02/04/2015)

  • Tracklist
  1. Black Ballet
  2. Unknown Tongues
  3. Guantanamo
  4. Erotic Heat
  5. Black Diamond
  6. Mansa Musa
  7. Infrared (Bagua)
  8. Ra
  9. Expand
  10. So High
  11. Abnormal Restriction
Jlin su OndaRock
Recensioni

JLIN

Autobiography

(2018 - Planet Mu)
La colonna sonora del balletto di McGregor, e un lato nuovo per Jerrilynn Patton

JLIN

Black Origami

(2017 - Planet Mu)
Footwork marziana e fascinazioni afro nel capolavoro della produttrice statunitense

Jlin on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.