Kreng

The Summoner

2015 (Miasmah) | dark-ambient

A tre anni dagli impressionanti monoliti di “Works For Abattoir Fermé”, l'eccellente Pepijn Cauldron riemerge dal silenzio più totale con il suo atteso lavoro numero tre, seguito propriamente detto dell'universalmente apprezzato “Grimoire”.
Con “The Summoner”, Cauldron sembra procedere in maniera più esplicita nella direzione di una musica-colonna sonora intangibile e aleatoria sull'onda dei superbi monoliti composti per l'Abattoir Fermé, con l'unica sostanziale differenza che a questo giro la soundtrack non ha alcun canovaccio definito, nessuna vignetta da incorniciare o da tramutare di segno. Nei suoi quarantadue minuti, infatti, “The Summoner” fluisce con un'austerità e una discrezione impenetrabili, scoprendo qua e là solo indizi umorali più o meno definibili, nella forma di improvvise “impressioni” cameristiche ansiogene e insolitamente massimaliste.

Se da un lato, infatti, Kreng pare asciugare la trama in vibrazioni simil-droniche imperscrutabili, dall'altro sembra, di contro, accrescere la cura della suspense, di un'azione perennemente abortita, oppure di un colpo di teatro che potrebbe arrivare da un minuti all'altro carico della più nefasta delle catastrofi. Cauldron approfondisce le potenzialità di questo contrasto, lavorando particolarmente sul dettaglio di questi inserti, parte che in “The Summoner” non è più circoscritta alle orchestre jazz detonate di “Grimoire” (pur presenti qui nella forma di un'ensemble d'archi) ma che si apre a un ruolo più centrale delle chiatarre e dell'elettricità.

“Denial”, “Anger” e “The Summoning” sono numeri più che evidenti di questa tendenza nel modo di operare di Kreng, con “The Summoning”, in particolare, ad allargarsi e saturarsi fino a lambire territori doom (c'è infatti un cameo degli Amenra).
La musica di “The Summoner” si presenta così alla stregua di scenario senza contenuto, mancando questa volta anche dei giochi d'ombra e delle ambigue referenze dei primi lavori. L'assenza di linee-guida non implica, tuttavia, il sopperire della forma, della cornice e di una autorialità oggettivata, tutte variabili che si percepiscono distinte e vitali e che fanno di “The Summoner” un lavoro di marca invariabilmente “Kreng”.

La stringatezza, la radicalizzazione del contrasto cromatico, sono però anche i punti deboli del lavoro, che sembra limitarsi fisicamente nell'indagine completa delle possibilità espressive di una forma geneticamente lenta e prolissa, e che perde nel suo aspetto più ambiguo (e forse più apprezzato), ovvero i chiaroscuro e l'eleganza dei suoi wayang non scritti. Nondimeno, “The Summoner” si posiziona come opera esplicativa delle presenti intenzioni di Cauldron e probabile transizione verso un nuovo modello di “shadow music”.

(15/02/2015)

  • Tracklist
  1. Denial
  2. Anger
  3. Bergaining
  4. Depression
  5. The Summoning
  6. Acceptance
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