Marker Starling

Rosy Maze

2015 (Tin Angel) | easy-listening, pop-jazz

La serie web “Yacht Rock”, creata da J. D. Ryznar, Hunter D. Stair e Lane Farnham, con molta ironia e leggerezza ha riportato in auge il pop-rock americano anni 70-80; pur mettendo pericolosamente insieme Steely Dan, 10cc e Orleans, ha tuttavia dato adito a un rinnovato interesse per artisti come Stephen Bishop o Kenny Loggins, sottolineando l’esistenza di una realtà molto più complessa e articolata.

Rimandando l’analisi di questo revival ad altra sede, è opportuno ripristinare i termini più idonei di easy-listening o west-coast-rock, due correnti musicali in cui hanno trovato asilo folksinger poco inclini alla musica di protesta, jazzisti affascinati dalla scrittura pop, o soul-singer non del tutto corrotti dall’invasione disco.
Viene naturale pensare a quegli anni ascoltando il nuovo progetto del canadese Marker Starling (vero nome Chris A Cummings), già segnalato perfino da Pitchfork quando utilizzava il vecchio moniker di Mantler (al quale ha dovuto rinunciare per problemi con l’omonimo jazzista).
Il suo mix di cool-jazz, drum machine e piano Wurlitzer, intriso di pop beatlesiano, soul e bossa nova, è difficile da ignorare, soprattutto perché, nonostante classe e raffinatezza siano in abbondanza, lo stile non prevale sulla qualità della musica.

Sono tredici brani scritti in un arco di tempo molto ampio, che hanno la leggerezza di Billy Joel e la profondità di Donald Fagen, tra atmosfere naif e melodie baroccheggianti che sposano Beach Boys e Left Banke, con il piano elettrico sempre in evidenza.
Tra i collaboratori spicca il nome dell’amico e collega Ryan Driver, ma tutti i musicisti offrono il meglio per donare spessore alle pregevoli creazioni del canadese, che omaggia la tradizione della musica da film degli anni 50 con un romanticismo mai sdolcinato in “Heed The Call”, tratteggia delicati affreschi alla Norman Rockwell in “Painful Spring“, e, come l’amico Owen Pallett, ripropone le geniali intuizioni di Van Dyke Parks nell’ottima ballata pianistica “Bright As Day”.

“Rosy Maze” è un album dove il buon gusto e l’intelligenza vincono sulla magniloquenza e la pomposità del mainstream: il canto volutamente svogliato di “Husbands”, la sensualità quasi bisbigliata della solare “Only Speak Your Name” e il pop-jazz da crooner di “Hue And Cry” sono pezzi di un puzzle che, una volta composto, mette in mostra molteplici sfumature timbriche.
Citazioni di Timmy Thomas in “Rosy Aedicule (Interlude 1)” e di Todd Rundgren in “Rosy Aedicule (Interlude 1)” fanno infine da preludio alla mini sinfonia-pop di “Eyelet” e al soul-funky di “Uphill Battle”, due delle migliori creazioni del canadese, che senza prendersi mai troppo sul serio, si districa tra surf-beat (“Guarantee You A Good Time”), pop-soul alla Chicago (“Flower Of Laughter”), e cita Bobby Caldwell (“Searching For A Song”), suggellando con il suo Wurlitzer uno degli album pop più intelligenti dell’anno.

(05/06/2015)

  • Tracklist
  1. Flower Of Laughter
  2. I Guarantee You A Good Time 
  3. Rosy Aedicule (Interlude 1) 
  4. Hue And Cry 
  5. Heed The Call 
  6. Bright As Day 
  7. Only Speak Your Name
  8. Husbands
  9. Painful Spring
  10. Eyelet
  11. Jealousy Edit (Interlude 2)
  12. Searching For A Song
  13. Uphill Battle






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